Lisa Jackson, vicepresidente Apple, a Napoli per i primi 100 diplomi dell’Academy “Saper programmare dà potere. Dovrebbe essere obbligatorio dalle elementari”
Tiziano Toniutti – LA Repubblica – 30 giugno 2017
«La programmazione dovrebbe essere materia di studio dall’età scolare, 8, 10, 12 anni. Abbiamo studenti che hanno appreso le basi a quattro anni», racconta in esclusiva a Repubblica Lisa Jackson con lo sguardo di chi vive già un po’ nel futuro. Dal 2009 al 2013 direttrice dell’Environmental protection agency con l’Amministrazione Obama, ora Jackson è vicepresidente di Apple per le iniziative politiche, sociali e ambientali e ha appena consegnato i primi 100 diplomi ad altrettanti sviluppatori della Apple Developer Academy all’Università Federico II. Perché l’Italia è terra di sviluppatori di app. Certo, non sono ancora tanti quanto i santi e i navigatori, ma il numero è già importante. I 100 diplomatisi oggi hanno iniziato il percorso lo scorso ottobre. Gli altri, partiti a gennaio, sono ancora nella fase di produzione. «L’Italia aveva il più alto numero di sviluppatori in assoluto e il più alto in Europa quest’anno alla WWDC, la conferenza mondiale degli sviluppatori» dice Jackson alla platea complimentandosi per l’impresa dei giovani developer.
E la sfilata dei progetti che segue mostra che oltre alla presenza, anche il livello delle realizzazioni è alto: app che sono sintesi di idee originali e design. «Avete creato qualcosa che può migliorare la vita delle persone, che è la stessa missione di Apple», dice Jackson.
«Sta andando benissimo. Apple ha grandi sogni, e la realtà di Napoli li ha superati. La prova è nel lavoro

AD OTTOBRE LA DEVELOPER ACADEMY COMPIRÀ UN ANNO. POSSIAMO GIÀ FARE UN PRIMO BILANCIO?
degli studenti, il loro collaborare e confrontarsi continuamente tra attitudini e abilità diverse, con entusiasmo.
Le partnership con le università e le istituzioni sono state ottime. Gli studenti sono la chiave, hanno realizzato qualcosa partendo da loro stessi, dalle loro vite, dalle loro passioni. Il risultato va oltre la singola app, è la prospettiva di quello che è possibile realizzare ».
NELLE APP SI NOTANO OTTIME IDEE E TECNICA. COME LE AVETE SCELTE?
«Giudicando il potere di immaginazione degli studenti, che poi si è tradotto nella capacità di realizzare le loro idee: dalle app per l’analisi dei sogni quelle per rendere più semplice la vita dei disabili. Per esempio Chromnia, che aiuta chi non vede a identificare gli oggetti raccontandogli cosa registra la videocamera del telefono. O Hear Me Well, che utilizza i microfoni e l’equalizzazione per far arrivare la voce a chi non sente».
I NUMERI DELLA APP ECONOMY, TRA GIRI D’AFFARI, GUADAGNI E PROFESSIONALITÀ COINVOLTE, SONO GIÀ IMPORTANTI. QUAL È SECONDO LEI IL PIÙ SIGNIFICATIVO?
«Il numero più impressionante sono i tre milioni di sviluppatori solo in Europa. Possono lavorare individualmente o per altri, ma si tratta comunque di una parte importantissima dell’economia di oggi. Questo si traduce nel dare potere alle persone».
COSA C’ENTRA IL SOFTWARE CON IL POTERE?
«Il software è potere. Perché progettare e realizzare bene un’applicazione permette alle persone, agli utenti, di fare di più e di farlo meglio. In questo senso si dà loro un maggior potere. Per questo la programmazione dovrebbe diventare materia di studio obbligatoria già nelle elementari».
PERÒ, ANCHE SE TUTTO INTORNO A NOI È ORMAI CODICE INFORMATICO, LE SCUOLE SONO ANCORA LONTANE DALL’INSEGNARE QUESTO LINGUAGGIO UNIVERSALE. COME SE NE ESCE?
«Noi crediamo che tutti debbano imparare a programmare e abbiamo dei programmi educativi che vanno in questa direzione. Tuttavia la scuola ha un ruolo insostituibile. I bambini oggi usano la tecnologia in modo intuitivo, e programmano quasi naturalmente. E i ragazzi più grandi, come quelli che ho appena incontrato, di qualunque cosa si occupino, architettura, economia, medicina, vogliono imparare a programmare, per rendere più semplice il loro lavoro».
LA PROGRAMMAZIONE È SEMPRE STATA UN’ATTIVITÀ PREVALENTEMENTE MASCHILE. DA QUALCHE TEMPO, E L’ACADEMY DI NAPOLI LO CONFERMA, VEDIAMO SEMPRE PIÙ PROGRAMMATRICI.
«È entusiasmante. Tutti dovremmo essere contenti di questo interesse del mondo femminile nella tecnologia e nella programmazione. Ma non è una cosa scontata o garantita: le ragazze vanno incoraggiate, dobbiamo essere sicuri di non dire alle bambine che programmare non è per loro. Quando ero una studentessa, la mia insegnante di scienze mi diede un segnale chiaro: “Questo è qualcosa che puoi fare”».
CHE CONSIGLIO HA PER UNA RAGAZZA O UN RAGAZZO ITALIANO CHE SOGNANO UN FUTURO NEL MONDO DEGLI SVILUPPATORI DI APP?
«Naturalmente la tecnica è importante, ma altrettanto lo è lo studio delle materie umanistiche: letteratura, arte, musica. Perché l’umanità è una componente fondamentale. Solo in questo modo l’app che creerete diventerà speciale. Come ha detto Steve Jobs: è l’incontro tra la tecnologia e le arti umane che fa cantare il nostro cuore».

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