Il welfare disegnato dalle comunità

Fundraising locale, collaborazioni tra pubblico e privato, piattaforme digitali: così il territorio trova soluzioni nei servizi
Alessia Maccaferri – Il Sole 24 Ore domenica NOVA – 2417 Settembre 2017


Duecentotredici anziani ogni cento giovani. L’indice di vecchiaia nel Verbano Cusio Ossola supera grandemente la media nazionale (158 nel 2014). Come testimonial Emma Morano che – morta lo scorso aprile – è stata coi suoi 117 anni la persona più anziana del pianeta. Questo territorio piemontese longevo e perlopiù montano ripensa ora i servizi mettendo al centro i bisogni della persona ancora autosufficiente ma che ha bisogno di relazioni e piccoli aiuti. Anziché fare il giro delle sette chiese l’anziano o i suoi familiari bussano a una sola porta, un operatore socio-sanitario che poi mette in moto tutte le risorse e le figure professionali o di volontariato di quello che viene chiamato distretto sociale. Così il progetto «La cura è di casa» ha preso in carico 187 anziani, grazie a 23 partner (tra cui consorzi sociali, case di riposo, associazioni di volontariato) guidati dalla Provincia. E tra pochi mesi questa sperimentazione di welfare leggero sarà più accessibile grazie a una piattaforma digitale rivolta ai beneficiari, agli operatori e ai volontari.
Il progetto è uno dei 27 del bando Welfare in Azione di Fondazione Cariplo che – in tre anni – ha coinvolto 77 enti pubblici e 183 non profit per mettere in movimento i territori in una visione del welfare che attiva la comunità a riconoscere le proprie necessità, ricostruisce i legami di fiducia, fa rete e costruisce percorsi condivisi che valorizzano le ricchezze presenti nel tessuto sociale. Solo per le prime due edizioni (15 progetti) i cittadini raggiunti dalle iniziative sono stati 113.191 e altri 3.011 hanno partecipato attivamente, assieme a 415 aziende e 4.043 volontari. Di queste partnership hanno beneficiato oltre 10.300 persone. In particolare, i ragazzi inseriti in esperienze con finalità occupazionali sono stati 2.140, mentre 1.649 adulti sono stati inseriti in percorsi di empowerment .
«Dopo tre anni possiamo dire che è possibile innovare le politiche territoriali. Il welfare di comunità – spiega Davide Invernizzi, direttore area Servizi alla persone di Fondazione Cariplo – si dimostra sostenibile se gli obiettivi sono chiari, se si mettono in campo partenariati validi e sentiti, se si comunica con efficacia. Con questo progetto abbiamo testato anche la disponibilità degli enti territoriali a fare pool di risorse e cambiare l’approccio al welfare». A Lecco, per esempio, la comunità si è spesa per il progettoLiving Land che e sostiene percorsi per recuperare i ragazzi che non lavorano né studiano e per fornire soluzioni leggere agli anziani che possono ancora vivere a casa. Ebbene accanto a Fondazione Cariplo che ha stanziato 1,5 milioni la comunità locale si è riproposta di finanziarne 1,7. «Di fronte alla reazione positiva dei territori – spiega Paolo Dell’Oro, segretario della Fondazione di comunità di Lecco che gestisce il fondo Living Land – c’è stato un ingaggio morale forte da parte dei Comuni che hanno riconosciuto il valore educativo del progetto». Fatto per niente scontato in un periodo di tagli alla spesa pubblica. A fronte di 30,4 milioni di euro di contributi erogati da Fondazione Cariplo in tre anni, il costo complessivo è stato pari a 67 milioni. Inoltre solo sui primi due anni la raccolta da parte di singoli e aziende è stata di 1,53 milioni di euro.
Oltre a rompere il modello del welfare assistenzialista, il bando ha invitato a lavorare sui nuovi bisogni. Per esempio, il Comune di Milano ha lanciato WeMi, una piattaforma per cittadini, che cercano servizi di qualità, dalla colf alle badanti. L’amministrazione ha pensato non tanto alle situazioni di grave fragilità economica di cui si occupa già in modo diretto. Ma a tutti i milanesi che vogliano trovare un punto di riferimento per orientarsi tra servizi e scegliere quelli di qualità e certificati. Sarà attivata una nuova versione digitale che consentirà di prenotare e pagare direttamente i servizi. «In molti casi strumenti digitali come le piattaforme permettono l’intermediazione tra domanda e offerta a livello territoriale» osserva Monica Villa che per Fondazione Cariplo presenterà i risultati del bando il 22 settembre a Milano.
Dalla Lombardia al Veneto, il modello di welfare di comunità si sviluppa ma a partire dal welfare aziendale. «Quattro anni fa ci siamo chiesti: i bisogni che hanno i cittadini in termini di servizi sono gli stessi che hanno i dipendenti delle imprese?» spiega Fabio Streliotto che guida la società di consulenza Innova. Dall’indagine che ha coinvolto lavoratori e famiglie sui temi della conciliazione vita-lavoro e della sicurezza, Innova ha stimolato il progetto WelfareNet che dall’Alta Padovana si sta estendendo come rete di servizi in tutto il Veneto (grazie a un bando della Regione). «Abbiamo contribuito a sviluppare la piattaforma digitale TreCuori, in cui cittadini accedono ai servizi a seconda della loro situazione socio-economica. I lavoratori delle imprese sono liberi di pagare con il credito welfare i propri fornitori di fiducia attraverso il pagamento telematico» aggiunge Streliotto. La piattaforma svolge anche funzione di “marketing sociale”: non viene richiesta una fee ma un sostegno a piccole realtà del territorio, come scuole, onlus, associazioni sportive,culturali o benefiche. «Con la funzione del “welfare pubblico” mettiamo a disposizione delle amministrazioni locali uno strumento per gestire i contributi sociali senza che le persone siano stigmatizzate, perché tutti hanno la stessa tessera, i lavoratori che godono del welfare aziendale e le persone in disagio economico». A integrare la piattaforma ci pensano i WelfarePoint, una sorta di agenzia di innovazione sociale che orienta persone e aziende grazie a operatori professionali, facilitati dal gestionale Ambrogio, un maggiordomo virtuale, che aiuta a organizzare la domanda e l’offerta di servizi nel territorio.

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