“L’eStato vale il 2 % del PIL”

«L’impatto è sull’efficienza I pilastri? Alfabetizzazione, connettività e servizi»


E-GOVERNMENT : IL MODELLO ESTONIA PARLA IL CIO SIIM SIKKUT
Guiomar Parada – NOVA24 – Il Sole 24 Ore domenica – 28 Gennaio 2018
Ogni cittadino e ogni impresa in Estonia guadagna ogni anno una settimana grazie alla digitalizzazione dello Stato che riesce a offrire migliori servizi, in maniera efficiente, utilizzando strumenti digitali per la sanità, il lavoro, l’istruzione, le società, il fisco. «Con una motivazione prevalentemente economica, il driver iniziale verso l’e-governo è stata la necessità della maggiore efficienza possibile, perché, pur con una economia molto aperta, disponevamo di poche risorse naturali e volevamo che lo Stato assolvesse tutte le sue funzioni», spiega Siim Sikkut, vicesegretario per l’It del ministero dell’Economia estone: «La sfida delle nostre amministrazioni è stata strutturare lo Stato e le sue funzioni al meglio per la produttività anche sperimentando con le tecnologie e il digitale».
I risultati si sono visti subito e così la digitalizzazione da esperimento è diventata strategia e sforzo consapevole, sottolinea a Bruxelles per l’evento “A Digital Presidency. Takeaways for a Digital Europe” presso il Ceps. «L’impatto più importante in termini economici – prosegue – è l’efficienza fornita ai cittadini e agli imprenditori grandi e piccoli: il concetto di sportello (e code) quasi non esiste più. Ma sono arrivati anche minori costi di funzionamento della Pa e la trasformazione della burocrazia e della gestione delle politiche governative». Per valutare gli effetti economici sono molto utili quelle che il governo chiama “nicchie digitali”, vale a dire la valutazione della bontà economica di ogni nuovo sistema o tecnologia fatta considerando ogni investimento come un business case a sé. «Una cifra certa è il 2% del Pil, ossia quello che cittadini e imprese si ritrovano ogni anno con la digitalizzazione e la minore burocrazia. E non è nemmeno necessario che la settimana sia reimmessa nel ciclo economico, perché ha lo stesso valore se è dedicata alla famiglia, all’istruzione o altro. Per le aziende, lo snellimento burocratico si traduce in maggiori profitti, più investimenti, più assunzioni e quindi, per lo Stato, più crescita e più entrate fiscali». Sikkut, che è anche Government chief information officer del Governo estone, spiega volentieri come ci sono riusciti quanto a infrastrutture e investimenti.
«Individuando tre pilastri. Il primo è la connettività: ora abbiamo un mercato delle telco molto competitivo, ottenuto con le privatizzazioni, salvo nelle aree rurali dove interviene ancora il governo. Il secondo è l’alfabetizzazione digitale, per la quale è stata adottato un approccio top-down, che ci è sembrata la strada più veloce perché le persone acquisissero la fiducia per accedere con la loro identità digitale ai servizi sociali, sanitari, fiscali e le imprese sfruttassero al meglio servizi altamente digitalizzati. Lo sforzo è continuo anche se oggi solo un 10 per cento degli abitanti è offline».
Il terzo pilastro, spiega il Cio del governo estone, è derivato dai primi due: fornire i servizi più avanzati. Oltre all’identità digitale per persone e aziende, il paese baltico fornisce l’e-residenza a chi ha attività su vari paesi e le può gestire remotamente, “perché no, dalla Norvegia o da una spiaggia in Sicilia, senza bisogno di intermediari o di tasse su ogni transazione. Il successo è andato oltre il previsto: abbiamo circa 30mila e-residenti».
Quanto a cyber sicurezza, l’Estonia è molto esposta perché non dispone di backup: «I rischi devono essere presi molto seriamente, ma non come scusa per evitare la digitalizzazione. La nostra soluzione è stata congegnare sistemi al top».
Che cosa direbbe a suoi interlocutori in Italia, per esempio? «Innanzitutto la nostra esperienza dimostra che “si può fare”, sia pure con molto impegno, con decisioni coraggiose e soprattutto con la volontà di trasformare il funzionamento dello Stato». Senza dimenticare, ricorda Sikkut, che i benefici sono quantificabili. «Guardate dove siamo oggi – conclude -: all’Europa lasciamo la Dichiarazione di Tallin e le nostre best practices a dimostrazione del fatto che la digitalizzazione dello Stato è la strada che tutti dobbiamo percorrere collaborando attivamente».

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