Oeconomicae et pecuniariae quaestiones. Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario

Commento del prof. Giovanni Tonella

Il documento da poco reso pubblico ma licenziato nel gennaio del 2018 da parte della Congregazione per la Dottrina della fede e del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale: Oeconomicae et pecuniariae quaestiones Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario è rilevante perché, sulla base dei riferimenti dottrinali della Chiesa Cattolica, organizzazione che si propone di essere strumento (sacramento) di salvezza universale e quindi promotrice di una civiltà dell’amore, avanza alcune riflessioni critiche sui mercati finanziari e alcune proposte politico-pratiche per governarli coerentemente con il fine del bene comune. Tali riflessioni e proposte sono da valutare con estremo interesse, tanto più che si riconosce che dalla recente crisi finanziaria non si è in realtà usciti con riforme in grado di neutralizzare gli aspetti predatori e speculativi e rafforzare il servizio all’economia reale dei mercati. Anzi, nella sostanza non vi è stato un ripensamento di quei “criteri obsoleti che continuano a governare il mondo” (cit.).
Il documento è suddiviso in quattro parti, nella prima, introduttiva, appunto si parte dalla premessa prima evidenziata, ponendo con forza la necessità di intraprendere una “riflessione etica circa taluni aspetti dell’intermediazione finanziaria”.
Nella seconda parte si propongono delle elementari considerazioni di fondo. Tali considerazioni evidenziano la tesi di base che orienta le considerazioni etiche e politiche che poi nel documento seguiranno: l’uomo è da considerarsi come essere in comunione con gli altri essere, in rapporto relazionale e dotato di una razionalità alla perenne ricerca di un guadagno e di un benessere che siano interi, irriducibili ad una logica individualistica, irresponsabile e puramente guidata dalla massimizzazione di un profitto meramente monetario e di un consumo privo di limiti. Insomma vi è una idea di benessere che implica la relazione giusta con gli altri. L’uomo ha un “originario carattere comunionale” (cit) e “Nessun profitto è … legittimo quando vengono meno l’orizzonte della promozione integrale della persona umana, della destinazione universale dei beni e dell’opzione preferenziale per i poveri” (cit.).
Partendo da una tale premessa antropologica ed etica, si pone la necessità di un appello alla politica affinché essa, perseguendo il bene comune, regoli i mercati e i networks economico-finanziari, in un mondo finanziario dove emergono clamorosamente elementi di immoralità e comportamenti a rischio. Si tratta di contrastare una certa asimmetria informativa, a volte connaturata alla complessità dei prodotti finanziari a volte gestita intenzionalmente con logiche truffaldine, il carattere speculativo e di azzardo delle negoziazioni ad alta frequenza, l’applicazione di tassi eccessivamente elevati, il vero e proprio intento speculativo che persegue il guadagno a breve termine senza alcuna responsabilità sugli effetti (ad esempio sui debiti pubblici). Sarebbe necessario insomma una “riscossa dell’umano” (cit.).
Nella terza parte si individuano una serie di puntualizzazioni nel contesto odierno e si fanno anche alcune precise proposte generali di regolamentazione dei mercati finanziari. Tra le misure concrete che vengono individuate possiamo enumerare le seguenti: introduzione di una certificazione pubblica sui prodotti di innovazione finanziaria, separazione tra gestione del risparmio e gestione dell’investimento per mero business (il tema della separazione tra le banche di investimento e quelle tradizionali), misure di tutela del risparmio familiare quale bene pubblico, istituzione di comitati etici da affiancare ai consigli di amministrazione delle grandi imprese, una regolazione più stringente dei credit default swaps, per evitare che si scommetta da parte di chi non ha assunto un rischio di credito sul fallimento di una terza parte, limitazione della finanza offshore (operata in luoghi totalmente deregolamentati) e tassazione delle transazioni offshore, misure di trasparenza e rendicontazione per le aziende multinazionali ecc.
L’insieme di queste misure, come altre che vengono proposte, richiede evidentemente un coordinamento sovranazionale degli Stati, evidentemente all’insegna di una indipendenza dagli interessi dei pochi. Quindi vi è un richiamo alla funzione della politica, che secondo il documento eserciterebbe una forma di carità. La mia sintesi non è esaustiva e quindi invito all’attenta lettore del documento, soprattutto di questa terza parte.
Infine la quarta parte del Documento come conclusione invita alla speranza e non solo all’attivazione dei poteri pubblici ma anche alla società civile internazionale sotto forma di opinione pubblica che deve agire da sentinella della “vita buona” (mi pare che si possa ravvisare in questo senso un richiamo alla logica del potenziale comunicativo inteso secondo l’intesa ragionevole, che preserva il mondo vitale dalle logiche stringenti del dominio strategico).
Personali conclusioni. È del tutto evidente che i mercati deregolamentati permettono ad attori economici di massimizzare i profitti e socializzare le perdite al massimo grado. Come è del tutto evidente che una applicazione stringente della logica della massimizzazione dei profitti secondo i calcoli della matematica finanziaria dissuade da investimenti pazienti i capitali ed è fonte di grande instabilità. Mi pare quindi assolutamente da accogliere l’indicazione di una regolamentazione dei mercati. Purtroppo la vittoria di Trump e di altre forze politiche invece sembra all’insegna da una parte dell’aumento della deregolamentazione dei mercati e degli sconti fiscali per operatori dell’azzardo e dall’altra dello scontro tra frazioni di borghesi nazionali in lotta, che alimentano nazionalismi e protezionismi e comunque dinamiche strategiche di forza (costruendo operazioni egemoniche su larga parte dei ceti medi, dei proletariati e sottoproletariati nazionali). Si tenga peraltro conto che le odierne democrazie, in crisi per n fattori (delegittimazione da parte di perfomance sociali insufficienti, problemi di sovraccarico, rivolte fiscali, dumping fiscali e sociali), subiscono la delegittimazione dei grandi partiti popolari anche attraverso la critica interessata ai costi della politica e al finanziamento pubblico dei partiti (misura deterrente e limitante del fenomeno per cui la politica e quindi gli Stati divengono al servizio in ultima istanze di frazioni di borghesia nazionale o internazionale). Insomma è evidente che l’indebolimento della politica e della sua autorevolezza, nonostante le crisi economiche e i loro andamenti distruttivi, allontanano il proposito di regolamentare i mercati secondo le sagge indicazioni proposte dal discernimento della Chiesa Cattolica.

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20180106_oeconomicae-et-pecuniariae_it.html

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