SVILUPPO SOSTENIBILE: le scelte saranno sempre più radicali

di Gianni Silvestrini* – 10 Novembre 2015Il Sole 24 Ore

Parigi KyotoIl primo importante risultato che l’appuntamento di Parigi sul clima ha ottenuto, prima ancora di iniziare, è la definizione da parte della maggioranza dei Paesi di propri impegni di contenimento dei gas climalteranti. Un dato non banale, visto che solo fino a un anno fa importanti responsabili delle emissioni evitavano di esporsi, considerando prioritarie le riduzioni dei Paesi industrializzati. Uno degli elementi più delicati che influenzerà le scelte finali di molti Paesi in via di sviluppo e la possibilità di raggiungere risultati più ambiziosi riguarda l’effettiva disponibilità delle risorse, 100 miliardi di dollari all’anno dal 2020, che dovrebbero servire sia a ridurre le emissioni che a difendersi dagli impatti dei cambiamenti climatici che inevitabilmente colpiranno maggiormente le aree più deboli.

Resta comunque da chiedersi se questi obiettivi di contenimento dei gas climalteranti siano coerenti con un percorso che eviti conseguenze catastrofiche. Una sfida non banale che implicherebbe una riduzione di un terzo delle emissioni pro capite al 2030, con una netta inversione rispetto al passato. Sulla base delle indicazioni dei 155 Paesi responsabili del 90% delle emissioni climalteranti, l’aumento della temperatura media a fine secolo sarà di 2,7 °C rispetto al 1750. Non siamo ai 2 °C che sarebbero necessari, ma si intravvede finalmente la possibilità di centrare l’obiettivo.

Peraltro l’irruzione di alcune “disruptive technologies” come il fotovoltaico o i veicoli elettrici consentirà di accelerare la decarbonizzazione di importanti economie. Prendiamo il caso della Cina che si è impegnata a raggiungere il picco delle emissioni nel 2030. La rapidità dei cambiamenti in atto, segnalati dal taglio del 6% del consumo di carbone nella generazione elettrica negli ultimi 12 mesi, potrebbe consentire di anticipare la riduzione strutturale delle emissioni climalteranti già tra il 2020 e il 2025. E una analoga riflessione vale per l’India dove stanno decollando impressionanti programmi di crescita delle rinnovabili.

Ma anche sul fronte dei Paesi più virtuosi si moltiplicano le decisioni volte a rendere sempre più incisive le riduzioni di gas climalteranti. È il caso di Danimarca e Svezia che hanno deciso di diventare totalmente “fossil free”, o di Buthan e Costarica che vogliono addirittura anticipare al 2030 la fuoriuscita dai combustibili fossili.

Altri due elementi consentono di sperare in un’accelerazione della battaglia climatica. Da un lato cresce costantemente il numero delle città impegnate dal basso nella definizione di politiche per ridurre le emissioni, dall’altro molte imprese considerano sempre più seriamente la sfida climatica adottando un valore della CO2 nelle proprie scelte strategiche.

Insomma, Parigi rappresenterà un significativo passo in avanti, cui seguiranno, sotto l’incalzare degli impatti climatici, decisioni sempre più radicali, come l’adozione da parte di un crescente numero di Paesi di strumenti per penalizzare la produzione di CO2.

*Direttore scientifico Kyoto Club

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