Impact Factor: qualità della ricerca tra meritocrazia, presunzione ed accademismi…

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La recente nomina del prof.  Giorgio Alleva alla presidenza dell’ISTAT,  effettuata dal presidente del consiglio Matteo Renzi, ha innescato una  polemica, per certi versi  astiosa, ma nella sostanza  benefica per la discussione alla luce del sole che si è  aperta  nel mondo universitario. Un gruppo di “economisti che hanno la verità in tasca” si sono resi promotori di una lettera aperta sul sito lavoce.info, nella quale esprimevano forti perplessità sulla nomina giudicando “modesto il curriculum scientifico e conseguentemente molto debole  la posizione rispetto ad alcuni tra i concorrenti e suscitando dubbi circa la sua adeguatezza a gestire il processo di integrazione dell’ISTAT nel sistema statistico europeo”. A tale insolita e coraggiosa presa di posizione ha fatto riscontro una risposta puntigliosa della redazione di ROARS (Return On Academic ReSearch) che ha avuto il merito di esplicitare esaustivamente le ragioni e gli argomenti di chi, nel mondo universitario e della ricerca, contesta l’uso strumentale ed intimidatoria  della bibliometria, adottata come criterio valutativo sia a fini concorsuali che di attribuzione di ruoli e responsabilità gestionali. E’ soprattutto l’Impact Factor al centro del confronto, la cui asprezza non deve sorprendere: in gioco, oltre la vicenda Alleva – che ha costituito l’occasione per far deflagrare il conflitto -, ci sono in ballo da un lato la corposa vicenda del recente Concorso universitario e del ruolo dell’ANVUR (leggi su www.roars.it) e dall’altro il cosidetto “soluzionismo digitale (denunciato nel suo ultimo libro da E. Morozov:  Internet non salverà il mondo) con la  funzione salvifica affidata agli algoritmi, assunti come strumento sapienziale insuperabile.

La querelle, meritoriamente portata alla luce dalla redazione di ROARS, è destinata quindi ad aprire una stagione in cui il tradizionale metodo  della ri-soluzione “in casa”, attraverso la negoziazione tra baronati e gruppi disciplinari, cede  il posto ad un dibattito più aperto e trasparente nel quale  la presunta neutralità dei criteri non è assunta come metodo infallibile; i parametri bibliometrici con cui si fanno le valutazioni della “qualità della ricerca” sono discutibili ed in particolare la ricerca in ambito umanistico, che privilegia l’interdisciplinarietà non può per sua natura essere costretta entro parametri quantitativi, stante l’elevato grado di coinvolgimento personale del valutatore.

http://www.roars.it/online/calzini-azzurri-lavoce-info-inaugura-il-metodo-alleva/

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