Metastasi del linguaggio politico per il giornalismo alla Alvaro Vitali

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MetastasiCercate un significativo indicatore della crisi etico-civile del Paese od un fattore che ne frena la crescita? Se volete andare a colpo sicuro dedicate po’ di tempo a monitorare i prodotti di una quotidiana giornata di informazione: non vi sarà difficile riscontrare che, fatto salvo un esiguo numero di firme ed anchor man & woman autorevoli per competenza ed efficacia stilistica, il mondo della comunicazione si sta progressivamente caratterizzando per la mediocrità delle performance giornalistiche.

Il peggio lo potete osservare quando l’attività dei giornalisti è rivolta ad “adescare” una particolare “fauna”, quella politica, che – per parte sua – si dimostra disponibile ad ogni tipo di avanspettacolo gestito da conduttori la cui predisposizione e competenza ad illustrare ed approfondire i fatti ed i temi di attualità affrontati nei talk show, nei servizi, nelle interviste, sono accostabili – per l’atteggiamento ed il linguaggio adottati – alle posture ed alla libidine manifestate da  Alvaro Vitali nelle scene di sesso degli “indimenticabili” film degli anni ’70.

Da sottolineare che alla scarsa qualità e correttezza dei contenuti informativi di molti dei media tradizionali, va aggiunto lo squallore delle junk news: la spazzatura digitale attraverso cui blogger, aspiranti leader politici e “liberi pensatori” – potendo usufruire dell’accesso alle autostrade del web – dispensano castronerie, insulti gratuiti e messaggi nei quali mixano i superficialità con demagogia.

L’insieme dei molteplici mezzi di comunicazione sono quindi abusati, da un lato per inseguire disperatamente audience, dall’altro per creare-favorire-legittimare-sostenere carriere politiche.

Siamo oramai di fonte ad una commistione incestuosa di rapporti & scambi di ruoli che consente di travalicare i vincoli della deontologia professionale, del comune senso del pudore, del rispetto interpersonale: documentazione, approfondimento critico, pluralismo delle opinioni, salvaguardia della riservatezza? Ma dai, non fanno spettacolo, non interessano alla ggente!

Non ci si può meravigliare quindi del pullulare di “personaggetti” nell’ambiente mediatico-politico, dello squallore di certi dibattiti parlamentari.

In questi ultimi anni giornali e palinsesti si sono disputati le quote di pubblico volgarizzando confronti e discussioni: abbiamo così visto emergere nuovi protagonisti degni di partecipare e concorrere alla Corrida….

Ma Corrado produceva divertimento mettendo in scena un evento popolare; i “presentatori” odierni giocano al populismo affrontando maldestramente e “spettacolarizzando” questioni vitali che richiederebbero preparazione, format, strumenti, dibattiti, coinvolgimento degli spettatori (oggi reso possibile dalle tecnologie dell’interazione e della condivisione) finalizzati alla diffusione di buona conoscenza, alla promozione della responsabilità civica, a contribuire alla consapevolezza critica dei processi di cambiamento in atto: rivoluzione digitale, globalizzazione ed interdipendenza, conflitti culturali ed integrazione, necessità di efficientamento delle istituzioni e di magior rendimento del personale politico.

A dire il vero la situazione non è drammatica bensì, come direbbe Flaiano, è poco seria…

Migliorarla è sicuramente possibile: non solo perche sono aumentate per (quasi) tutti coloro le opportunità di scegliere e la a libertà di decidere le fonti di informazione; sono anche cresciuti in modo esponenziale il possesso di strumentti e competenze utili per constrastare il flusso della cattiva informazione, la capacità di introdurre nell’agenda pubblica e nella sempre più ricca Rete dei media analogici e digitali opnioni e documenti che alimentino la riflessività critica.

Si tratta di un decisivo processo di democratizzazione bottom up del sistema di comunicazione che comporta: il decentramento dei luoghi, delle infrastrutture e delle funzioni di autoproduzione dei contenuti e trasmissione delle informazioni; una maggiore trasparenza del processo di formazione delle idee e produzione della conoscenza; un freno alle manipolazioni attuate attraverso l’uso proprietario dei mezzi e delle tecnologie (è necessario citare gli esempi più clamorosi – vecchi e recenti?-) ; il filtraggio più efficace alle attività, più o meno spudorate, di disinformazione.

In questi giorni, per esempio, ci è capitato di leggere che la decisione UE di aumentare l’importazione di olio tunisino (circa il 2 % sul totale del mercato) mette a rischio ….. i produttori gardesani!?

Credo che in questo piccolo caso di opinione farlocca come per quelli molto più rilevanti, per cittadini ed elettori, nei quali il sistema mediatico e politico ha farfugliatio e continua a farfugliare (con dati fasulli, “impressioni”, approcci superficiali) dobbiamo – singoli cittadini, agenzie culturali, centri di ricerca e documentazione, fondazioni, libero associazionismo – rinvigorire la capacità di documentare, far discutere, ma anche di spernacchiare il cattivo giornalismo ed i rappresentanti politici che barano (perché ignoranti o in malafede).

 

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