Ottuagenari boriosi e sessantenni frustrati, siate più sereni (ed obiettivi)!

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Renzi bambinoGufi , rosiconi, pessimisti, menagramo ed altri epiteti, adottati nei confronti della “fronda” antirenziana, formatasi e – dopo l’iniziale sorpresa per le modalità ed il linguaggio con cui si è affermata la nuova leadership del Presidente del Consiglio – consolidatasi ed estesasi nelle ultime settimane, costituiscono una legittima reazione di autodifesa ma non aiutano molto a comprendere le motivazioni “paraculistiche” che hanno sospinto una vasta platea di giornalisti, intellettuali soi-disant, cicisbei e urlatori della sinistra catacombale, oppositori & dissenzienti PD lunari, sindacalisti fuori tempo massimo (per credibilità), a schierarsi contro, riesumando argomentazioni e ragioni che tradiscono chiari sintomi da burn-out. In un imbarazzato, ma lucido ed intelligente post del 24 settembre scorso, Luca Sofri evocava il “lato oscuro” della “Forza contro Renzi”, indicando “nel sonoro ribollire di mugugni contro Matteo Renzi…una categoria antropologico-giornalistica estesa ma individuabile” ed analizzandone le motivazioni. Affido all’intervento del Direttore del Il Post e a tre editoriali particolarmente pungenti (rispettivamente di Angelo Panebianco, Michele Salvati e di Giuliano Ferrara) l’analisi più pregnante dal punto di vista cultural-politologico delle polemiche ormai quotidiane che accompagnano l’azione di Governo e di gestione del Partito democratico da parte di Renzi e mi assegno – in questa occasione – un ruolo di osservatore informato sui fatti e sui personaggi che si stanno particolarmente agitando (ed anche vaneggiando) di fronte alla rottura dello “schema di gioco” che si è determinato nel quadro politico. E pertanto mi limito ad annotare alcuni giudizi e valutazioni che sembreranno sbrigative, ma esplicitano un pensiero meditato. Sulla “fenomenologia Renzi” ho già avuto modo di sottolineare che sarebbe saggio ascoltare il monito di Papa Francesco (“ In verità, sono convinto che se facciamo il progetto di evitare le chiacchiere, diventiamo santi”), e ritengo quindi preferibile focalizzarmi su una metafora semplice semplice. Nelle famiglie in crisi (e l’Italia lo è in modo drammatico) capita che ci sia il figlio più giovane ed esuberante che percepisca il rischio di un declino inarrestabile e dia una sveglia a tutta la compagine. In questo caso l’atteggiamento più ragionevole dei componenti dovrebbe essere quello di assecondarne la genuina energia rinnovatrice, contribuendo ad irrobustirla ed orientarla a rimuovere le cause delle difficoltà, i vizi e le inerzie che hanno determinato il dissesto. L’Italia come sappiamo – purtroppo – non è un Paese normale e quindi assistiamo ad una situazione paradossale, per alcuni versi divertente, ma foriera di danni ed inganni. Da un lato verifichiamo che la velocità dei processi innescata dalla discontinuità generazionale provoca sussulti e resistenze, anche culturali nei “nonni”: il caso più plateale è quello di Scalfari, pervicacemente e domenicalmente impegnato a sbugiardare il giovane leader fiorentino che – a suo insindacabile giudizio – ha la colpa grave di non essere stato generato dal laboratorio politico di Repubblica e di non prendere in considerazione i moniti ed i consigli sparsi a piene mani nei suoi editoriali. Ci sono altri ottuagenari letteralmente storditi dalla carica leaderistica renziana ed incapaci di accettarne l’utile spinta al rinnovamento democratico perché attardati a difendere le proprie posizioni di rendita ideologica e/o schemi interpretativi della governance poco vantaggiosi per il Paese, ma sicuramente vantaggiosi per carriere, consulenze, riconoscimenti (un nome su tutti? Giuseppe de Rita). C’è poi la categoria dei “fratelli più anziani”: numerosa, riottosa, rancorosa perché legge nel renzismo e nella squadra dei “giovani della Leopolda” l’accusa e la conferma di una sconfitta generazionale. Per un attimo lasciate da parte gli atteggiamenti, le questioni affrontate, gli argomenti usati che vedono protagonisti polemici una quantità sconcertanti di personaggi pubblici accomunati dall’appartenenza alla categoria socio-anagrafica dei sessantenni: guardateli attentamente e verificherete che li contraddistingue l’aspirazione a rappresentare un’elite informata e pensosa sugli interessi del Paese e sul ruolo della classe dirigente. Ne sto redigendo un elenco, che su esplicita richiesta posso fornire, ma intanto posso già anticipare che tutti, ma proprio tutti, negli ultimi anni hanno avuto visibilità, tribuna, responsabilità con remunerazioni di varia natura che li fanno assimilare attribuite alla nomenclatura che – giustamente – oggi viene interrogata (“voi dove eravate?”) da un polemico ed aggressivo Renzi. Io ritengo che all’aria fresca fiorentina sia giusto aprire le finestre (e mi ritengo impegnato in tale senso), partecipando – ognuno nell’esercizio delle sue funzioni, competenze, responsabilità – ad un rinnovato impegno per il bene comune del Paese; credo altresì che vada mantenuto un approccio di attenzione critica all’azione di Governo, per focalizzarne meglio i programmi concreti ed accelerarne l’esecuzione. Non ci si deve mai dimenticare che il vizio nazionale da debellare resta ancora l’ossessione per il who accompagnata dalla disattenzione per il what ed il when. Nutro una sincera simpatia per il nostro Presidente del Consiglio anche per una ragione personale: alla sua età è capitato anche a me (naturalmente in contesti molto meno impegnativi) di incontrare resistenze e pregiudizi; ma sono abituato ad osservare e giudicare l’efficacia di una leadership sulla base di indicatori che siano correlati alle sfide storiche che essa debba affrontare. Superfluo aggiungere che molti censori, analisti, oppositori dovrebbero evitare di guardare il dito (l’irruenza solitaria di Renzi) e concentrarsi sulla luna (la rapidità necessaria per realizzare le riforme), interrogandosi sui ritardi, i limiti e gli opportunismi con cui essi stesi hanno letto ed affrontato la crisi strutturale del Paese.

Articoli correlati:
– Il lato oscuro della Forza contro Renzi
di Luca Sofri 24 settembre 2014
Nel sonoro ribollire di mugugni contro Matteo Renzi che sentite provenire da una categoria antropologico-giornalistica estesa ma individuabile – qualche esempio: la rubrica fissa antirenziana di Eugenio Scalfari la domenica, il drastico editoriale di Lucia Annunziata, il severo fastidio mostrato da mesi dalla direzione del Corriere della Sera ed esplicitato oggi da un editoriale del direttore – ci sono molte considerazioni fondate….
http://www.wittgenstein.it/2014/09/24/il-lato-oscuro-della-forza-contro-renzi/

– Veleni interni, barriere infrante
di Angelo Panebianco – 28 settembre
Contano solo le realizzazioni pratiche o anche le innovazioni culturali? Dobbiamo valutare una leadership solo per gli obiettivi concreti che ha raggiunto o anche per la qualità delle idee che diffonde, per la visione che cerca di trasmettere?
http://www.corriere.it/editoriali/14_settembre_28/veleni-interni-barriere-infrante-f234b634-46d5-11e4-b58c-ffda43e614fc.shtml

– Un po’ di comprensione per le fatiche di Renzi
di Michele Salvati – 1 ottobre 2014
In un recente articolo ho usato la metafora della sesta fatica di Ercole — la meno eroica ma la più difficile — per dare un’idea della situazione in cui si trova chi voglia tornare a far crescere il nostro Paese
http://www.corriere.it/opinioni/14_ottobre_01/po-comprensione-le-fatiche-renzi-408addfa-4937-11e4-bbc4-e6c42aa8b855.shtml

– Quel che di lui non piace, e perché
di Giuliano Ferrara – 08 Ottobre 2014
Gli danno di Thatcher (complimento), lo detestano per tanti motivi banali e loffi. Che ce la possa fare, è da vedere, intanto noi godiamo quando i falsi gentiluomini scoppiano di bile….
http://www.ilfoglio.it/articoli/v/121675/rubriche/renzi-sindacati-quel-che-di-lui-non-piace-e-perch.htm

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