Anche a padova il libro bianco per raccontare il lavoro che c’è

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di Chiara Andreola – VeneziePost – sabato 26 luglio 2014

Pagine cartacee da vergare a penna raccontando le proprie esperienze lavorative. Un progetto sperimentale sta facendo girare in Italia 500 libri bianchi che raccolgono le storie di chi il lavoro l’ha trovato. Magari inventandoselo

Per «white book» (libro bianco) si intende generalmente un documento ufficiale della Commissione europea, che contiene proposte di azioni comuni in settori specifici della politica e dell’economia; questa volta, invece, il «White Book of Job» non è un elenco di misure di stimolo all’occupazione ma un libro le cui pagine sono letteralmente bianche, e in attesa di essere riempite nel primo esempio di scrittura collettiva sul tema del lavoro. È l’idea venuta lo scorso aprile a Stefano Saladino, presidente dell’associazione culturale “Luoghi di relazione” e ideatore del Digital Festival, insieme al giornalista freelance Vito Verrastro, perché «si parla sempre del lavoro che non c’è – spiega Saladino – e mai di quello che invece c’è, delle persone e delle loro esperienze. Che vorremmo diventassero patrimonio condiviso, così da essere utili anche a chi è in difficoltà dal punto di vista occupazionale». In questi giorni sono così partite tramite dei referenti – i cosiddetti «ambassador» – 200 libri totalmente bianchi, che lasciati su treni, metro e pullman passeranno di mano in mano fino a riempirsi delle storie di ciascuno nel campo del lavoro, per poi ritornare agli organizzatori. Attraverso un Qr code presente su ogni copia ci si può anche collegare al sito www.whitebookofjob.com e ai canali social (per il momento Facebook e Twitter), e segnalare la proprietà temporanea dell’opera e la propria collocazione geografica; o ancora, date le mode in voga, scattare e postare un selfie con in mano il libro. Due copie sono state lasciate anche al Talent Garden di Padova, e la volontà è quella di «raccogliere uno spaccato più ampio possibile di realtà: il Talent Garden ad esempio, essendo uno spazio di coworking sul tema del digitale, coinvolgerà soprattutto giovani e informatici; ma a Matera lo stiamo facendo circolare tra gli artigiani, in Ucraina tra i soldati, e alcune copie gireranno anche nelle scuole e università per accogliere invece le aspettative e prospettive di lavoro degli studenti». Appunto per non lasciar fuori nessuno si è scelto il formato cartaceo, «dato che la percentuale di utenti attivi su web è ancora relativamente bassa; ma anche perché ci piaceva il «randagismo» del libro che passa di mano in mano, e il fatto che quello della circolazione fisica e della scrittura a mano sia necessariamente un processo lento: implica riflessione, concentrazione, in contrapposizione alla velocità e alla dispersione della rete». Inoltre, dato che le anche le copertine sono da decorare e personalizzare, «ciascuna può diventare un’opera d’arte». Opere d’arte che troveranno spazio nella seconda fase dell’iniziativa, che partirà a settembre, quando gli organizzatori si aspettano di ricevere indietro le prime copie dei libri e ne faranno partire altre 300. «Pensiamo a serate di reading collettivi, installazioni dei libri come opere d’arte contemporanea grazie appunto alle copertine, alla digitalizzazione delle storie più belle e altre idee che gli stessi autori potranno suggerire – riferisce Saladino -, da organizzare in tutta Italia per diffondere in maniera capillare le esperienze». Senza crearsi, peraltro, aspettative particolari: «Se su 500 libri totali ne torneranno indietro anche solo 100, a noi sta bene – afferma con serenità Saladino -. Le altre copie avranno fatto ugualmente il loro lavoro, raccogliendo le storie e diffondendole tra chi le prenderà in mano».

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