La rete (da sola) non può sanare le fragilità della politica

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Tim Berners-LeeINTERNET DEMOCRAZIA PARTECIPAZIONE

Quello che serve è un modo di governare in grado di ripararsi quando si rompe

 

Luciano Floridi – 3 Gennaio 2016 – Il Sole 24 Ore/Nova

 

A inizio dicembre la Fondazione Champalimaud ha organizzato a Lisbona un convegno sul tema “The Unknown, 100 years from now: A voyage of discovery”. Con premi Nobel, ex presidenti del Brasile e del Portogallo, famosi intellettuali e manager di grandi aziende, abbiamo cercato di guardare alle sfide future. Ci sarebbe molto da raccontare, ma la questione che mi ha più colpito è quella politica.

Anche se in modo diverso, Tim Berners-Lee e Manuel Castells hanno concordato sulla seguente analisi. Le istituzioni democratiche e l’idea-sistema di stati sovrani non rispondono più alle esigenze politiche della società dell’informazione. Devono essere aggiornate, per smettere di essere il problema e tornare a far parte della soluzione. Ciò potrebbe avvenire grazie a Internet, se la rete porterà alla disintermediazione e a nuove forme di aggregazione socio-politica diretta, in grado di rispondere a problemi pressanti come la crescente ineguaglianza sociale o la corruzione politica. Semplificando: la salvezza della politica risiederebbe nel passaggio dalla democrazia rappresentativa a quella diretta, reso possibile dalla rete.

Non sono convito che la terapia sia corretta perché temo si basi su una diagnosi errata. Primo problema: si pensa che la democrazia rappresentativa sia un compromesso dovuto a limiti comunicativi. Siccome siamo tanti e non viviamo in una piccola città greca, i grandi numeri ci forzano a delegare le decisioni legislative, esecutive e giudiziarie a rappresentanti. Se fossimo tutti online il problema sarebbe risolto. Non è così. A parte il fatto che anche il villaggio di Asterix e Obelix ha un capo, e che anche le tecnologie digitali sono soggette a monopoli, manipolazioni e sfruttamenti di posizione non meno dei mass media classici, la separazione tra chi possiede e legittima il potere politico (sovranità popolare) e chi lo esercita in modo legittimato (i rappresentati) è una buona proprietà essenziale della democrazia rappresentativa, non un limite.

Questa separazione precede e fonda logicamente quella tra i tre poteri. La sua assenza caratterizza le dittature, in cui chi esercita il potere si autolegittima, sia esso un monarca assoluto, un duce, un partito, o una maggioranza etnica che s’impone su una minoranza. La tecnologia dovrebbe valorizzare e non eliminare questa separazione tra legittimante e legittimato.

Ma perché questa separazione è così importante? Qui subentra un secondo errore diagnostico. La democrazia rappresentativa non è il sistema politico meno peggio – per dirla con Churchill. È il sistema politico che fallisce meglio di ogni altro perché si “rompe” nel modo socialmente più sicuro e costruttivo possibile. In altre parole è il sistema politico più “elastico” (resilient), non il più efficace. La migliore dittatura illuminata – intesa come qualsiasi sistema politico dove non c’è separazione tra legittimante e legittimato – funziona meglio della migliore democrazia rappresentativa, ma quando non funziona è un disastro irrecuperabile. E siccome negli affari umani gli errori sono inevitabili è con essi (con lo scenario peggiore, non con il migliore) che si deve fare i conti.

La politica è intrinsecamente fragile, quello che serve è un modo di governare che sia in grado meglio di ogni altro di autoripararsi quando si rompe. Per questo la cosa peggiore che si possa dire in politica non è «non funziona niente», ma «non c’è niente da fare». Purtroppo è proprio questo meccanismo di autoriparazione che si è rotto in Italia, basti pensare al problema della casta (termine usato in italiano da Castells) e della sua incolumità. Perciò è questo che dovremmo riparare, facendo forza su tutte le nostre risorse, anche tecnologiche – per esempio facilitando la partecipazione alla vita democratica, e aumentando la responsabilità e la trasparenza nell’esercizio del potere politico –, non il meccanismo di separazione tra legittimazione ed esercizio del potere, perché questo è necessario e funziona bene.

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