TRENT’ANNI FA SCRIVEVO QUESTE COSE SULLA FIGURA DI BERLINGUER

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“Quando c’era Berlinguer” è il film-documentario di Walter Veltroni  che – per noi che abbiamo vissuto intensamente  la vicenda politico-sindacale  degli anni ’70 / ’80 – ci consente un sempre utile ripasso di memoria; il lavoro culturale di Veltroni non mi emoziona particolarmente, ma il ricordo del leader comunista mi ha fatto ritornare alla mente cosa ebbi modo di scrivere alla sua morte:

 

“Non ci uniamo al coro di santificatori e non ci sentiamo impegnati ad edulcorare il profilo politico di Enrico Berlinguer. Quella figura minuta, quel suo modo tenace di intendere il mestiere del politico ed in particolare il rapporto partito-sindacato hanno tracciato nel paese idee e valori forti, ma anche solchi profondi e polemiche perniciose nella sinistra sociale e partitica. Ragion per cui nel momento dell’emozione e dei sentimenti che accompagnano una morte prematura e “sul campo”, è utile evitare lo sconfinamento nella retorica, nei giudizi acritici. Ciononostante dobbiamo dire che il nostro cuore è stato partecipe del doloro e la pietà ci ha penetrato in profondità. Oltre gli echi, infatti, dei contrasti che ci hanno visti critici nei confronti del Segretario del Partito Comunista Italiano, ci sovviene e ci pervade l’indiscutibile dimensione etica della persona Berlinguer. E’ stata la costante ispirazione morale e ideale di quest’uomo spigoloso che, in questi anni di peregrinare del movimento operaio alla ricerca di un filo conduttore unitario, ci ha reso meno aspre divisioni e discordie con quei comunisti interpreti di basso profilo della linea politica berlingueriana, che scambiavano fermezza con dogmatismo, fedeltà al partito con settarismo e negazione del pluralismo. Un aspetto della tragedia padovana ci è apparso singolare: anche Enrico Berlinguer come Aldo Moro – assieme al segretario comunista padre del compromesso storico – è stato strappato dalla scena politica italiana prematuramente, quasi in modo sacrificale. Così come abbiamo assistito al ripetersi della commozione popolare di fronte alla morte di un uomo politico: è confermato che in un ampio e profondo tessuto sociale del paese il rigore morale e l’onestà personali sono valori in grado di abbattere vetusti steccati ideologici e quella litigiosità politica che nell’ultima fase ha sostituito il confronto democratico. Ci auguriamo quindi che la mobilitazione unitaria delle coscienze sviluppatasi di fronte alla morte del Segretario comunista consenta di superare la fredda stagione di divisone all’interno del movimento operaio; non solo un auspicio esprimiamo, ma anche l’impegno a trarre dalla testimonianza di vita di Enrico Berlinguer, noi che non ne abbiamo mai condiviso la linea politica, stimoli ed indicazioni per rafforzare il processo di emancipazione dei lavoratori e dei più deboli.

 

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