Una nuova narrazione per il #Venetochevogliamo

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Liberiamo i Palazzi regionali dalla casta dei figliocci e compagni di merende del “Doge” corrotto e corruttore

Depuriamo il linguaggio politico dal venetismo localista,  delirante  e sognante un piccolo staterello carrozzone e pasticcione

Rafforziamo la vocazione e l’azione  della nostra Regione per  la riforma costituzionale federalista e la piena integrazione europea del Paese

 La capacità di  visione prospettica da parte  della leadership  politica,  costituisce una risorsa cruciale per focalizzare gli interessi  strategici di un territorio e  disegnare  il futuro più realistico sul piano degli obiettivi  di crescita e benessere raggiungibili per la comunità  che lo abita.

L’uso della  paura e l’esasperazione delle difficoltà di un presente  gravato dalla crisi economica e dalle ingiustizie distributive crescenti,  può dare un appeal  immediato  e gratificante  ai professionisti della propaganda o dell’uso spregiudicato della comunicazione veloce e superficiale; ma non consente di rafforzare la capacità  di governare i processi decisionali e fare le scelte giuste, tempestive, adeguate alle sfide della complessità sociale e della riorganizzazione del sistema pubblico.

Allo stesso tempo  le timidezze-ritardi nelle scelte  e gli opportunismi operativi,  sono piombo per le ali di una progettualità politica, economica ed  amministrativo-istituzionale, in particolare per una realtà come il Veneto,  allenata a misurarsi costantemente – attraverso il suo apparato di Imprese industriali e di un  Terziario orientato all’innovazione  – con le sfide  della competitività sempre più globale e sistemica.

In particolare lo scenario  attuale,  presenta caratteristiche inedite e spiazzanti, tali da richiedere una rivisitazione critica sia dei tradizionali paradigmi interpretativi di lettura del cambiamento in corso  che delle subculture che hanno connotato la rappresentanza e la guida politico-istituzionale  regionale nell’ultimo ventennio.

L’intero  sistema richiede un sussulto di creatività e discontinuità, una rigenerazione etico-civile che si traduca però non in uno slancio moralistico per un generico rinnovamento, bensì in una effettiva concreta rottura,   ovvero  in un programma di innovazione schumpeteriana  le cui azioni  possono essere messe in campo solo da  una nuova leva di leader in grado di sottrarsi  alle pratiche dissipative della retorica, degli ideologismi passatisti  e dell’inconcludenza.

I Palazzi veneti della politica debbono essere liberati  dai figliocci e compagni di merende del  “Doge”  corrotto e corruttore; il linguaggio della politica deve essere ripulito dal ricorso al venetismo localista, piagnone e  mafioso che ha prodotto  diffusi comportamenti  omertosi, si trattasse di Grandi opere e/o di barare sulle Quote latte; le responsabilità per la  pianificazione di infrastrutture, territorio e servizi  non deve – mai più – essere affidata  ai “bracconieri di futuro”,  professionisti di un malaffare raffinato, ordito e praticato attraverso la manomissione dei dati, delle previsioni e l’occultamento sia dei danni del passato che del futuro prossimo provocati dal saccheggio delle risorse ambientali e dalla mancata attuazione dei processi di riorganizzazione ed efficientamento delle strutture pubbliche.

Le prossime elezioni regionali  sono un appuntamento storico non solo per il Veneto, ma per l’intero Paese: i cittadini infatti sono chiamati a  valutare ed esprimersi su un doppio imbroglio che grava in modo insopportabile sulle spalle della nostra comunità:

a) Innanzitutto quello intollerabile rappresentato dal perpetuarsi di colossali sprechi perpetrati dalla gestione centralistico-romana di risorse pubbliche che, anche per responsabilità di un ceto  politico nazionale  pigro ed inefficiente,  ha finora  consentito che le  solite note amministrazioni locali (in particolare del Centro-Sud) e corporazioni ministeriali alimentassero una spesa insostenibile, affrontata   con l’aumento della pressione fiscale su famiglie ed imprese  piuttosto che con il ricorso  ad una tempestiva  spending review finalizzata ad imporre il rigore finanziario attraverso i criteri standard ed il commissariamento di tutti gli enti con deficit fuori controllo. A fronte di tale patologia storica della finanza pubblica gli eletti del Consiglio regionale del Veneto dovranno adottare un codice di comportamento che li impegni ad una battaglia senza sosta e tentennamenti contro ogni tipologia di sprechi e privilegi che si annidi in tutte le pieghe della spesa pubblica nazionale, ad ogni latitudine del Paese.

b) Il secondo, altrettanto pericoloso anche se più mascherato, è quello che si manifesta con le vesti e le proposte del risentimento localista e della propaganda “indipendentista” – sia nella fattispecie dell’iniziativa  referendaria che di progetti di legge privi di serietà e fondamenti costituzionali. Si tratta di suggestioni e trucchi che debbono essere sconfitti  prima sul piano culturale che elettorale, perché costituiscono:

–   nel caso delle iniziative portate avanti  dalle fazioni  più ingenue e generose, uno spreco di energia politica,   che andrebbe investita a sostegno  di un autentico percorso federalista;

–   nel caso, invece delle proposte sostenute  dai “veterani” di centrodestra  del Consiglio Regionale, si tratta di tentativi  di mascherare il sogno di  perpetuare di una funzione di casta nella  rappresentanza di  un inutile nuovo staterello-carrozzone in un contesto di riforme costituzionali che esige il dimagrimento e lo snellimento della funzione regionale, cominciando con la secca riduzione di emolumenti  che dovranno essere da subito – ovvero immediatamente dopo l’insediamento del nuovo Consiglio –  ridotti a quello riconosciuto al Comune capoluogo.

Tale prospettiva comporta una discontinuità politico-culturale che ponga fine al periodo storico del gonfiamento artificioso di un potere regionale viziato dal centralismo, dall’inefficienza e dalla mancata integrazione funzionale e co-operativa con il territorio; la rivisitazione critica e riorganizzazione complessiva del sistema amministrativo  veneto, deve essere ri-conosciuta, divulgata e discussa attraverso un processo di partecipazione che si  diffonda in tutti gli angoli della Regione, con intensità e trasparenza crescenti, con l’adozione di strumenti e metodologie di coinvolgimento degli elettori – sollecitati a comprendere e condividere un progetto di destino  comune,  che mette in gioco e richiede l’esercizio di una cittadinanza attiva e responsabile e la realizzazione di un programma che costituisca una sintesi superiore alla somma delle legittime domande ed attese espresse dalla composita realtà  locale, anche per dare risposte che siano inclusive e  più efficaci per i territori ed i soggetti sociali più deboli.

E’ il caso di sottolineare che la realizzazione di questa rivoluzione presuppone il superamento  di  aggregazioni ancorate ad  identità territoriali e ideologiche che servono da alibi per incapaci e passatisti; serve invece la propensione ideale-valoriale ad arricchire gli strumenti di indagine, riflessione ed elaborazione di una  progettualità  che riveli e persegua le  inedite e virtuose interazioni tra governance dello sviluppo regionale ed evoluzione del Sistema-Paese,  da un lato,  e dell’ Europa 2020 dalla’altro.

La complessità ed articolazione degli argomenti e la motivazione politico-culturale della loro scelta e selezione rendono necessaria la cooperazione  sia nella raccolta e diffusione delle informazioni che nella tematizzazione ed alimentazione della riflessione; e ciò è reso possibile solo da un’organizzazione politica vocata ed attrezzata a praticare un nuovo modello di partecipazione e cittadinanza attiva, supportata da strumenti e metodologie digitali  condivisi e gestiti con procedure trasparenti.

Il progetto illustrato nella Presentazione in PowerPoint  al link indicato in calce nasce da queste considerazioni.

http://www.slideshare.net/dinobertocco1/ilvenetochevogliamob

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