CRISI E POVERTA’ CULTURALE DEL VENETO (1)

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Non e’la crisi economico-finanziaria, anche quando colpisce e mette a dura prova la tradizionale resilienza imprenditoriale veneta, bensi’ la poverta’ culturale della “leadership pubblica”, quella di cui i media tradizionali ospitano prese di posizione, articoli, interviste (anche in ragione della funzione istituzionale esercitata.
Tale insufficienza si manifesta in modo ancor piu’ evidente nel contesto odierno in cui la Regione Veneto e’ coinvolta in modo organico nella discussione e nelle scelte per una terapia d’urto necessaria as affrontare i problemi strutturali del Sistema-Paese.
Una rapida, seppur parziale, rassegna dei “contributi” letti in quest’ultimo periodo ci parlano di una sorta di”secessione regionale” dall’Agenda delle drammatiche questioni che necessitano di una visione strategica nazionale lungimirante, al cui interno collocare il ruolo di una realta’ territoriale fondamentale sia sul piano economico-produttivo che istituzionale-amministrativo. Il ruolo di primattore se lo aggiudica il Presidente Zaia che, dimostrando un’irresponsabile spregiudicatezza arrivato a proporre di affrontare la “madre di tutti i guai” ovvero il Debito pubblico attraverso la sua suddivisione pro-quote regionali (un vero e proprio sortilegio finanziari!).
Sul versante che definirei politico-accademico, mi vie da segnalare per la loro “brillantezza” due esempi:
– il primo riguarda quello della “pagella” di insufficienze inflitta al Presidente Monti ed ai bocconcini dal padovano prof. Bertolissi – Il Mattino di P. 4.4.2013 – (forse per mascherare il fatto che nella compagine governtva dei “Tecnici” nessun veneto e’ stato ritenuto all’altezza del compito;
– il secondo riguarda il filosofo Cacciari, che coerentemente con la generosa abitudine a dispensare giudizi sferzanti, ha nei giorni scorsi sollecitato Bersani ad insistere nel dialogo con i grillini (notoriamente portatori di un progetto sviluppista sintonizzato ccn le esigenze del Veneto…)
Ed a proposito di sviluppo va segnalato lo schematismo di posizioni come quelle antitetiche del sempiterno segretario della CGIA di Mestre Bortolussi che difende la centralita’ della piccola impresa e dell’imprenditore Mario Carraro che ne decreta invece l’ineluttabile marginalita’ nell’economia della competizione globale (divaricazione preoccupante in una Regione come il Veneto…).
Ma un’ ultima testimonianza di rappresentazione asimmetrica rispetto al dibattito nazionale sulla crisi, e’ quella del sociologo Diamanti (le cui opinioni hanno sempre una buona audience dei media) il quale nel ri-disegnare la collocazione geo-strategica del Veneto e del Nordet, li ha sostanzialmente definiti come un’area “Sud della Baviera”, con cio’ operandone un declassamento ed una sottovalutazione delle potenzialita’ di “autosviluppo” e di crescita multidirezionale che essa puo’ esprimere in uno scenario di governance nazionale e regionale adeguati alle sfide dell’internazionalizzazione.
Un’ultima annotazione polemica la riservo a quelle Associazioni ed a quegli Imprendotori veneti in cerca di visibilita’ e protagonismo hanno ritenuto, nella recente campagna elettorale di affidare la difesa e la rappresentanza degli interessi delle Imprese al duo Grillo-Casaleggio, manifestando cosi’ un disorientamento politico-culturale che costituisce una delle cause strutturali e persistenti della fuoriuscita di scena delle istanze venete dall’arena politica nazionale.
Mi sono soffermato su alcune opinioni espresse da autentici (e competenti) rappresentanti di quella che possiamo considerare classe dirigente veneta, perche’ ne emerge una caratteristica sconfortante: una buona dose di saccenteria coniugata con una valutazione superficiale e distorcente degli interessi e della funzione strategica che il “sistema Veneto” deve rappresentare nell’attuale contesto della crisi (politica, economica, istituzionale) del Paese.
Segnali e sintomi di un’esigenza improrogabile: la ricostituzione e rigenerazione di una leadership regionale che deve riaffondare le proprie radici etico-culturali nei valori che hanno costituito la risorsa decisiva per progettare e realizzare lo straordinario sviluppo dei decenni scorsi: popolarismo e non populismo in politica, sussidiarieta’ e federalismo antropologico e non secessionismo strisciante ed inconcludente, innovazione tecnologica ed innovazione sociale (logica delle reti) come superamento dell’individualismo regressivo, competenza coniugata con il pragmatismo e la sobrieta’ in alternativa alla retorica ed autoreferenzialita’ accademica, e via continuando…
Insomma il mio e’ un invito ad adottare un approccio umile, realistico e resiliente per dare una rappresentazione più corretta ed efficace alla realta’ socio-economica di una Regione con la vocazione alla cooperazione in una fase storica del Paese in cui e’ fondamentale un esigente e rigoroso gioco di squadra nazionale nello scenario europeo.
Un discorso su cui ritorniamo con un prossimo supplemento di riflessione…

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