Datemi una ruspa e vi sFascio tutto: che ci azzecca il Gabibbo lepenista con la Lega?

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Salvini Le PenCircola l’interrogativo, tra molti osservatori del mondo leghista, in particolare nel Veneto, sul futuro politico di Matteo Salvini.

Qui da noi il Presidente Zaia, anche sulla spinta di una legittimazione e credito personali, sta cercando una traiettoria politica che – a partire dall’omaggio scontato alla strategia dell’Autonomia regionale rafforzata – punta ad introdurre nella governance regionale elementi di riformismo ed innovazione.

Si può ritenere che, sia pure in modo sottotraccia e doroteo, si stia avviando un processo di de-Salvinizzazione…

Per il Veneto sarebbe sicuramente salutare, anche per il futuro di una Lega che non voglia imbarcarsi nell’avventura lepenista-nazionalista e scelga invece di rappresentare e tutelare gli interessi e le ragioni di un rinnovato Progetto federalista.

Non ho titoli per esortare il Gruppo dirigente leghista a liberarsi dell’invadente Gabibbo nero-verde e la mia ipotesi non è dettata da un pregiudizio politico.

Non nego che il “personaggio”, che con destrezza si è   impossessato della Lega (in crisi di identità e squassata dalla questione morale) guadagnandosi sul campo i galloni di leader in grado di farla risalire nelle quotazioni della Borsa elettorale, con il suo linguaggio rozzo e scurrile, mi ha suscitato sin dal suo apparire irritazione e ribbrezzo.

Non nego altresì che i giudizi malevoli espressi su di lui da Berlusconi dopo lo “scherzetto” subito in questi giorni (“è solo una comparsa Mediaset”, “non sarebbe in grado di gestire un’edicola”) non mi lasciano indifferente e fotografano il livello di ostilità che lo aspetta al varco nel campo del centrodestra.

Aggiungo poi che lo considero vittima, oltre che di sé stesso, per la propensione tutta milanese a fare el bauscia (un vocabolo dialettale, attestato in area lombarda, che segnala una persona che si dà delle arie, uno sbruffone), soprattutto del giornalismo cialtrone.

Mi riferisco a quello messo in scena   da talk show nei quali conduttori cretinetti sono alla disperata ricerca di audience ed impegnati perversamente ad adescare nuovi protagonisti in cerca di visibilità e disponbili ad essere brutalmente sfruttati, strasbattuti sugli schermi mentre ne viene attizzata la vanità e diventano strumenti per creare bolle mediatiche.

Ma tutto ciò premesso, esistono seri motivi che me lo fa ritenere una vera minaccia per gli interessi dei veneti e della comunità regionale nel suo insieme: ne indico alcuni dei più rilevanti, lasciando sullo sfondo gli argomenti al centro delle polemiche sulle candidature per le elezioni amministrative.

Parto dalle affermazioni, come al solito tracotanti, più recenti (che mi hanno fatto andare il sangue agli occhi): il Salvini, in occasione dell’incontro a Roma per presentare Marion Le Pen e darsi un profilo europeo, ha detto di voler “abolire il Jobs Act e le politiche del lavoro tedesche”: andate a controllare, si è espresso proprio così!?

Ora, se vogliamo essere seri, potete immaginare un qualsiasi imprenditore veneto che non avrebbe sbarrato gli occhi e poi spernacchiato il “fiero avversario nostrano della Merkel” all’udire quelle parole?

Affrontare con spregiudicatezza i temi cruciali dell’agenda europea è diventata l’ossessione del nostro prode guerriero: la campagna ANTIEURO passerà sicuramente alla storia come una cavalcata donchisciottesca surreale (resa ancor più paradossale dalla partecipazione di quello straordinario esperto (Claudio Borghi Aquilini) , autentico competitor del Governatore Mario Draghi ostinato, poverino, ad inondare la fiacca economia europea con quella assurda moneta che è l’euro, con il quantitative easing….

Ma il meglio di sé l’aspirante leader l’ha dato nella sua funzione di inviato speciale della versione trash di “Striscia la notizia”: si trattasse di un campo Rom o di un Ostello per rifugiati, ci fosse stata una sparatoria con sangue versato in un episodo di cruento, abbiamo dovuto assistere alla “politica situazionista”, ovvero agli interventi sui luoghi del conflitto sociale, per operare una volgare manipolazione ideologica di fatti che avrebbero dovuto e dovrebbero essere occasione per innescare processi di riflessività, consapevolezza critica e progettualità condivisa, non divisiva ed esclusivamente finalizzata alla propaganda.

A proposito di propaganda, però, va anche ricordato che Matteo Salvini ha cercato negli ultimi tempi di mettere in campo delle proposte che avrebberro potuto (e potrebbero tuttora) trasformare l’attuale situazione di sofferenza sociale ed economico-finanziaria del Paese in un meraviglioso mondo dei balocchi: nel Truman show da lui immaginato el illustrato da alcuni suoi “tecnici” creduloni, la legge Fornero dovrebbe essere abolita ed il regime fiscale riformato con la FLAT TAX al 15 %.

Si tratterebbe di due provvedimenti che, se anche adottati separatamente, ci porterebbero immediatamente al DEFAULT ed al Commissariamento da parte della Troika!

Ora la domanda è: cosa c’entra il Veneto con le provocazioni ed esasperazioni politiche di un aspirante leader nazionale che con il suo linguaggio ed i suoi atteggiamenti, offende la sensibilità e l’intelligenza della maggioranza di una popolazione temprata ed orientata al realismo, al pragmatismo, alla tolleranza, all’ordine e giustizia, a guardare con invidia ed ammirazione il modello socio-economico tedesco, a ritenere che l’Europa costituisce l’ambiente (inteso come luogo sociale ed istituzionale) naturale in cui competere e farsi rispettare?

Sicuramente la legittimità e la convenienza politico-elettorale a promuovere una strategia lepenista in Italia saranno i militanti e la dirigenza leghista a valutarlo.

In ogni caso dai cittadini veneti e dal variegato mondo delle associazioni e rappresentanze politiche che trovano ragioni profonde e stimoli per la loro testimonianza nella subcultura e nella tutela degli interessi regionali, è altrettanto legittimo attendersi una risposta all’interrogativo proposto in questo intervento.

Su un piano diverso e, se vogliamo, pre-politico, confidiamo che l’Agenzia di comunicazione – verosimilmente milanese – che “cura l’immagine” e pianifica la produzione di chiacchiere-distintivi-felpe, abbandoni il format del Gabibbo destrorso e crei un plot narrativo più rispettoso del pubblico e del comune senso del pudore.

 

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