Gianroberto e noi

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Il grillismo, fase adolescenziale della cittadinanza digitale

 Cittadinanza digitaleIl Carosello informativo sul Referendum farlocco ha determinato una rapida archiviazione della prematura dipartita di Gianroberto Casaleggio.

Ciononostante, ritengo sia utile tornare a riflettere sui toni e sugli argomenti che su di essa i media italiani hanno usato: sono riusciti – anche nel caso di un tal evento traumatico e doloroso – a dare una dimostrazione di approssimazione e superficialità nell’informazione….

E’ così successo che, tra un oroscopo di Ilvo Diamanti (che insiste nella caccia alle farfalle delle previsioni elettorali) ed un editoriale rancido di Ernesto Galli Della Loggia (con cui conferma che uno storico dovrebbe essere più cauto nelle valutazioni sull’attualità politica – anche se già la sua passioncella senile manifestata per il successo elettorale del M5S era stato un indizio di scarsa lungimiranza), ci siamo dovuti trangugiare anche una serie di “omaggi” al leader del M5S, in cui superficialità, retorica e misconoscenza hanno di fatto contribuito ad alimentare ulteriormente la nebbia esoterica che circonda la vicenda grillina e il “Sacro Blog”, la magica Piattaforma (che ora è diventata “Rousseau”) centro nevralgico intorno a cui ruota la strategia organizzativa del Movimento.

Visionario, profeta incompreso (da chi!? ), testa pensante al confine più avanzato tra scienza e modernità…: aggettivi roboanti ed attribuzione di ruoli immaginati da giornalisti abituati ad attingere alla fantasia piuttosto che a documentarsi.

In questo modo la novità della fenomenologia politica grillina, con la complessità di un processo storico in cui si sommano e s’intrecciano protagonismi, idee-valori e contraddizioni, invece di essere analizzata con rigore e profondità, è diventata l’occasione per la ricerca del “colore”, dell’aneddoto, dell’aspetto biografico saliente per la costruzione del personaggio misterioso, con le caratteristiche – va da sé –   del guru: il soggetto predestinato a ispirare e guidare un popolo di lemming, piuttosto che una figura aderente ad una personalità (quale era) semplice, timida, ma – nell’ambito del suo mestiere – capace e determinata.

Tra i molti articoli e commenti che, invece, hanno tentato di focalizzare i meriti e la funzione reale esercitata da Casaleggio, segnalerei da un lato quello rimasto con “i piedi per terra” : Il sociologo delle reti di Daniele Bellasio de Il Sole m24 Ore

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-04-13/il-sociologo-reti-073901.shtml?uuid=ACbUIe6C

 

e dall’altro, quello che mi ha suscitato maggiore curiosità, ovvero il post di Patrizio Donnini nel quale, dopo aver espresso un giudizio pacato, viene formulato un interrogativo intrigante (“È la politica che orienta la comunicazione o è la comunicazione che detta le leggi alla politica? Oggi se ne va un uomo che avrebbe da dire ancora tanto in merito, di cui molto spesso non ho condiviso né i toni né le battaglie, ma di cui non posso non riconoscere il valore come comunicatore e la sua straordinaria capacità nel dare vita – in un paese immobile come il nostro – a un nuovo partito/movimento. Non ho avuto il piacere di conoscerlo ma la domanda che gli avrei fatto sarebbe stata “Perché hai scelto proprio Beppe Grillo?” Una risposta che non avrò.”)

Ebbene, tale interrogativo è sicuramente interessante e merita di essere affrontato – soprattutto all’interno del Partito Democratico; per parte mia, proseguendo nella riflessione avviata con precedenti interventi, cerco di dare una parziale risposta, corredandola di alcune rapide annotazioni sul significato e sull’eredità del lavoro del co-Fondatore del M5S.

Egli va innanzitutto ricordato come un onesto ed appassionato Perito informatico che, nel corso di una vita professionale dedicata alla programmazione e ad osservare da vicino gli effetti sociali della rivoluzione digitale, ha incrociato dapprima Antonio Di Pietro (nella funzione di leader “padrone” di Italia dei Valori) e successivamente Beppe Grillo (nella versione di comico fustigatore del ceto politico nonché protagonista del travolgente spettacolo dei V Day).

A questi due rappresentanti del neopopulismo nostrano (il primo in fase declinante ed il secondo in piena ascesa nel ranking della popolarità) è riuscito ad “inoculare” il linguaggio del web, ma soprattutto la progressiva consapevolezza dell’esistenza di un bacino sotterraneo formato da due vaste platee di cittadini elettori formate, una prima dai fuoriusciti delusi dal perimetro tradizionale della vita politica ed una seconda – in formazione – costituita dal popolo dei Giovani in sofferenza, immersi nella crisi di prospettive ed orientati a praticare il conflitto sociale privilegiando la blogosfera come spazio di relazione ed aggregazione.

La pazienza e la determinazione di Gianroberto sono stati davvero efficaci, ma il motore decisivo nell’attivazione dapprima della mobilitazione (attraverso i Meet up ed i V Day) e successivamente nella creazione e promozione di M5S (attraverso il Blog) è sicuramente stato Beppe Grillo, la cui ultradecennale “militanza” di comico anticasta è diventata un propellente micidiale nel creare un nuovo messaggio politico con il quale irridere ed aggredire polemicamente l’intero ceto politico, ma soprattutto suggestionare un vasto pubblico con la proposta di azzerare la distanza politica tra istituzioni e rappresentati attraverso una versione accattivante e semplificatoria della democrazia diretta praticata con i socialnetwork.

Tale operazione è sfociata nel successo elettoraledel 2013 che è stato reso possibile ed ha assunto proporzioni debordanti perché s’è trovata di fronte una nomenclatura partitica non solo delegittimata, ma soprattutto priva:

  1. della capacità di interpretare il malessere e le conseguenze sociali della crisi economico-finanziaria accentuatasi dal 2007
  2. Inoltre, mancante delle strutture organizzative aperte ed in grado di dialogare ed interagire con i ceti popolari portatori di nuove istanze etiche veicolate attraverso le nuove agorà digitali di partecipazione e socializzazione.

Per comprendere il livello di sfasatura – lontananza dei Partiti tradizionali dall’elettorato (clamorosamente evidenziato dal 25 % dei voti andati al M5S) segnalo un denso ed illuminante articolo di Aldo Schiavone (Serve una guida politica al nuovo individualismo fragile ma creativo) nel quale si sostiene che “L’Italia è il Paese dell’Occidente sul quale la rivoluzione del lavoro ha avuto l’impatto più travolgente. Dietro la maschera del populismo ci sono cambiamenti che vanno capiti per affrontare al meglio le sfide del futuro

http://www.corriere.it/opinioni/16_marzo_30/serve-guida-politica-nuovo-individualismo-fragile-ma-creativo-87d94730-f5cc-11e5-a42a-1086cb13ad60.shtml

e l’agile libretto di Paolo Mancini IL POST PARTITO. La fine delle grandi narrazioni, nel quale vengono messi a nudo i limiti ed i ritardi strutturali – in termini di linguaggio e procedure di coinvolgimento – delle Organizzazioni politiche affermatesi nel ventennio della Seconda Repubblica.

Ma ancor più evidente appare il gap se si ripercorre rapidamente l’ultimo decennio della vita politica italiana focalizzando i contenuti progettuali, le proposte e le sperimentazioni che, vanamente, da più parti e da molteplici soggetti, sono state elaborate e realizzate allo scopo di orientare le Istituzioni (in particolare a livello territoriale) ed i Partiti a prendere atto dei profondi mutamenti intervenuti con l’avvento dell’ICT (eDemocracy, eParticipation) e adottare nuovi modelli di coinvolgimento-consultazione dei cittadini resi praticabili dalla rivoluzione digitale.

In Toscana, Puglia, Emilia Romagna e Veneto si è assistito (dal 2004 in poi) ad un fiorire di iniziative portatrici di una nuova ventata di innovazione sociale    e di spinta al cambiamento della cultura organizzativa dei Partiti e delle Istituzioni.

Solo per restare al Veneto, ne rappresentano una documentazione inequivocabile due testi ai quali rinvio:

  • L’evoluzione dei modelli e delle tecnologie per la partecipazione. L’esperienza del Consiglio regionale del Veneto

 

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3170625/l-evoluzione-dei-modelli-e-delle-tecnologie-per-la-partecipazione

  • L’onda di Civil Life. Una nuova didattica della cittadinanza attiva

 

http://www.marsilioeditori.it/ebook/libro/3170843-londa-di-civil-life

 

Non vi sorprenderà sapere – ma dovrebbe scandalizzarvi – che tutta la vasta “mobilitazione dal basso” per avviare un processo di rigenerazione della partecipazione democratica, ha trovato negli apparati e nelle Rappresentanze partitici, un autentico muro di gomma, risultante da un concorso di cause: pigrizia, autoreferenzialità, analfabetismo digitale, incomprensione   delle trasformazioni socioeconomiche in atto.

E’ così successo che molta parte delle energie e pulsioni che covavano sotto la superficie di un sistema bloccato nella disputa faziosa tra berlusconiani ed antiberlusconiani, ha trovato modo di esprimersi ed essere canalizzato nel “contenitore” elaborato e realizzato dalla Casaleggio & Associati

Se questa è una verosimile –seppur tracciata sommariamente – ricostruzione della la storia recente, è ora necessario guardare dentro la realtà composita costituita dall’eredità che Gianroberto ha lasciato al suo Movimento.

    1. Il primo aspetto da chiarire è rappresentato dalla colossale aporia con cui – ora – M5S dovrà fare i conti; accertato che il coFondatore si è guadagnato un posto nella storia della Rete, a lui verrà anche addebitata la responsabilità di una “distorsione ideologica e procedurale”, avendo abusato del mito della democrazia diretta per ottenere un autentico successo elettorale attraverso un controllo organizzativo top down. Con effficacia espressiva, Mauro Calise ha parlato di “centralismo cybernetico” per definire “una gestione poco trasparente, affidata a una società privata, che però ha reso possibile convogliare le spinte partecipative dal basso in un meccanismo sia rappresentativo sia decisionale funzionante” (l’Unità, 13 Aprile)
    2. La discussione avviata già il giorno del funerale sul rapporto intercorrente tra Casaleggio & Associati e Movimento per quanto attiene la gestione proprietaria della Piattaforma ROUSSEAU, non riguarda un Commercialista ed il Direttorio bensì l’intero Movimento ed il popolo di cittadini che vi ha riposto la propria fiducia: l’anomalia di un “passaggio di consegne” tra il padre Gianroberto ed il figlio Davide, non potrà essere camuffato a lungo ed è prevedibile che tale questione inneschi un (salutare) conflitto per la trasparenza ed una governance non familistica del Movimento
    3. All’interno di questa tensione, resta tutto da comprendere e valutare lo scandalo sopito e non (ancora) affrontato del Server di posta elettronica del Gruppo parlamentare grillino violato dai tecnici incaricati della Casaleggio & Associati
  • Ma la contraddizione più esplosiva, destinata a segnare l’evoluzione del M5S, è propriamente l’incidenza che il lascito ideologico di Gianroberto avrà sulla subcultura politica dei leader e dei militanti; fatto salvo il rispettabile ed ammirevole richiamo al principio ispiratore dell’onestà, è inverosimile ed irrealistico che il mondo favoleggiato di Gaia (aggiornato dal libretto del figlio Davide Tu sei rete) possa costituire un ancoraggio credibile e duraturo per un Movimento che dovrà necessariamente misurarsi con le sfide del governo del territorio, ovvero un magma di problematiche concrete e dilemmi socio-culturali diametralmente opposto alla vita despazializzata immaginata attraverso una lettura ingenua e fuorvinate del libro di Nicholas Negroponte Essere digitali

 

  1.  
  2. La tentazione, già manifesta e presente, in particolare nei Gruppi parlamentari che – coadiuvati dal sistema acondiscendente dei media – si sono “inceloffanati” nella loro autoreferenzialità contro tutto e contro tutti, è la costruzione mentale della cittadella assediata dagli impuri e la progressiva autosegregazione come Terzo Polo indisponibile a misurarsi con le mediazioni ed ossessivamente impegnato a diffondere uno sterile messaggio populista.
  3. Il rischio di non investire la propria rappresentatività nel gioco politico-parlamentare e nel condizionamento delle scelte di riforma e cambiamento in corso, potrebbe essere accentuato se la presunzione e l’impotenza si saldassero con il neomovimento giustizialista promosso da quei segmenti della Magistratura (in primis Magistratura Democratica) desiderosi di intestarsi la battaglia per la conservazione e la difesa corporativa della Costituzione e ben lieti di poter disporre di megafoni e galoppini delle Procure, utili idioti da usare contro le Rappresentanze politiche democratiche in una (folle) competizione tra legalità e libertà.

La situazione prefigurata, con il possiile impasse strategico-operativo di M5S, seppur accompagnato dalla persistenza di un’elevata “quotazione” elettorale e da qualche successo a livello amministtativo-locale, è uno scenario da non augurarsi, perché introdurrebbe ulteriori elementi di ingovernabilità in un contesto che – di fronte alle sfide epocali in corso (riforme costituzionali e risanamento economico-finanziario, rilancio Progetto Europa, immigrazione, terrorismo) richiedono il concorso di tutte le forze politiche.

Un dato politico è sicuro: con il M5S bisogna instaurare un rapporto franco, duro e leale, bandendo ogni approccio ruffiano e/o di sottovalutazione dei principi e delle impostazioni programmatiche che ne contradddistinguono la mission, sin dal suo apparire sulla scena politica.

Ciò significa attrezzare il PD ad una competizione esplicita su tutti i versanti del campo politico in cui sono in gioco temi “popolari” per i quali alla visionarietà e demagogia bisogna saper contrapporre la concretezza e

l’efficacia delle soluzioni praticabili: dalla sostenibilità delle scelte di sviluppo al reddito di cittadinanza, dalla riorganizzazione della PA e delle Partecipate alla riformulazione del Patto di Unione Europea, dalla drastica riduzione della pressione fiscale all’efficientamento della Spesa pubblica, dalla emergenza dell’occupazione giovanile al pieno sostegno della progettualità per l’affermazione del Made in Italy, dalla piena attuazione del Programma per la Buona Scuola all’aggiornamento del modello di Ricerca e del suo rapporto con il istema delle Imprese…

Sono i contenuti il terreno di confronto e scontro sul quale bisogna sfidare i Casalegggio boys, allo scopo di sgonfiarne la retorica e sottoporre la loro reale volontà di dare un contributo al cambiamento, alla prova della democrazia rappresentativa la cui vitalità e rigenerazione costituiscono l’antidoto decisivo per demistificare l’aleatorietà, supponenza ed inconcludenza della vagheggiata democrazia diretta dei cittadini.

Ma c’è un passaggio cruciale, una precondizione per rendere credibile e vincente tale strategia aggressiva, concorrenziale e vincente.

Innanzitutto bisogna premetttere che essa non pone l’obiettivo dell’ammiccamento con i vertici grillini, bensì mette in palio il recupero di credibilità e consenso nei confronti di un elettorato che si è fatto affascinare dal messaggio grillino ed attrarre dalla Rete casaleggiana, per superare la delusione e surrogare la frustrazione provocate dall’irresolutezza decisionale, dalla debolezza etico-valoriale e progettuale dei numerosi leader bolliti della Seconda Repubblica.

E’ quindi giustificata la discussione interna per rigenerare il Partito Democratico e liberarlo degli zoombie che si ostinano a pensare il futuro con i paradigmi culturali ed organizzativi di un passato ideologico remoto: l’occasione immediata e propizia per un confronto chiarificatore è costituita dal Progetto di Legge per la riforma dei Partiti che può consentire sia il confronto in casa che la comparazione con il modello del M5S, sollecitato anche per questa via ad adottare delle regole che lo sottraggano alla gestione “proprietaria” che l’ha finora contraddistinto.

L’ulteriore e decisiva occasione è data dalla opportunità di cogliere nell’esperienza di Gianroberto Casaleggio la lezione e le indicazioni che ne possono derivare per rivitalizzare la vita interna del Partito, in particolare la struttura dei Circoli che proprio con un adeguato supporto della Rete potrebbero diventare spazio e strumento per quella indispensabbile “mobilitazione cognitiva” necessaria per ricomporre il “Triangolo rotto: Partiti, Società, Stato” di cui hanno parlato Fabrizio Barca e Piero Ignazi.

Imbocccare queste strade significa prendere atto che la rivoluzione digitale da fenomeno spiazzante per le forze politiche tradizionali e potenzialmente divisivo nella sua gestione centralistica ed autocratica, può diventare la leva per rinvigorire la partecipazione democratica.

La “versione digitale” del Partito Democratico potrebbe-dovrebbe diventare un modello di cittadinanza consapevole, responsabile, solidale, che supera la stagione dell’adolescenza grillina, adottando tecnologie e metodologie che alimentano la riflessità, la mutua comprensione, un’interattività finalizzata ad accrescere le competenze e l’intelligenza colletttiva, indispensabili per orientare i processi decisionali verso gli interessi generali delle Comunità e dell’intero Paese.

Credo che il mite Gianroberto non si adonterebbe se vedesse il suo “giocattolo” rivisitato criticamente con l’entrata in campo di un PD 4.0.

A ben vedere, lui ha ideato, realizzato e difeso la sua “creatura” da buon artigiano affascinato dal web e dalla possibilità di usarlo per sottrarre le relazioni sociali e politiche all’intermediazione di molti “parassiti” disattenti all’interesse generale, e dentro di sé si sentirebbe gratificato nel vedere attuato il disegno di una comunità più vasta dialogante ed operante in Rete, potendo affermare: sono stato io ad indicarvi la strada!

 

Sul tema della disruption digitale e dei nuovi modelli di cittadinanza rinvio anche a due mie Presentazioni in PowerPoint:

 

Web 4.0Questa ulteriore fase del Web dovrebbe integrare pienamente le due fasi precedenti per realizzare un Web Ubiquitous: in pratica le applicazioni presenti sul Web avrebbero lo scopo di mettere in connessione in modo automatico le persone (così come il Web semantico mette in connessione in modo automatico i contenuti), sulla base delle attività che stanno svolgendo, per aiutarle a collaborare e raggiungere scopi condivisi mettendo insieme le loro risorse e le loro competenze. Si tratterebbe quindi di un Web pienamente integrato con la realtà fisica, al servizio delle relazioni, per moltiplicarle e potenziarle. Un aspetto importante dal punto di vista tecnologico è la diffusione delle tecnologie wireless che possono consentire effettivamente alle persone di essere sempre online in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento.

L’idea fondamentale in questo tipo di evoluzione è che il Web diventi sempre più uno strumento di servizio per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi (conoscenza, lavoro) sfruttando l’enorme patrimonio di risorse che deriva dall’essere in rete: non solo risorse “statiche” (contenuti) ma sempre di più “intelligenze”

 

Tratto da:     http://www.didael.it/sito/blogdida/?p=13

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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