IL FASCINO DISCRETO DELLE TRE VENEZIE

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Premessa n. 1: ho partecipato, da spettatore interessato, alla lunga gestazione del progetto per VENEZIA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA , incuriosito ed ammirato del lavoro di tessitura del  Coordinamento inter-istituzionale (da Trieste a Bolzano) e di elaborazione del Piano strategico.

Premessa n. 2: nel corso degli anni e delle diverse tappe di avvicinamento alla presentazione della candidatura, ho annotato sia le molte suggestioni e ricadute che tale iniziativa suscitava, che alcuni limiti e contraddizioni che, sottovalutati e talvolta sottaciuti,  – di fronte alla avvenuta bocciatura – sono regolarmente emersi con puntualizzazioni e polemiche, dei diversi protagonisti,  che avrebbero dovuto essere espresse ed affrontate durante il percorso e non ex-post.

Una prima considerazione è relativa al controverso criterio del rapporto  Città-Territorio: si tratta di un argomento sul quale si è innescata una discussione di tipo burocratico-amministrativo curiosa e divertente (se non ci fossero di mezzo cospicue risorse pubbliche investite senza una preliminare chiarezza sulla procedura per partecipare al Bando).

Ma su questo aspetto, i rilievi più importanti emersi sono due:

a)      Il primo è quello formulato da Massimo Cacciari che, a commento del mancato accoglimento , se ne è uscito sghignazzando: “Ma Venezia è già Capitale della Cultura, riconosciuta, ed è stato insensato candidarla” (Corriere del Veneto, domenica 17 novembre)

b)      Il secondo ha a che fare con l’altalenante evocazione del Nordest, territorio=metafora  che proprio recentemente è stata “cancellata” (o  – se si preferisce – “ripudiata” dallo stesso famoso sociologo a cui se ne attribuisce la paternità) in quanto ritenuta ormai inadatta ad interpretare correttamente l’evoluzione della nuova geografia economico-territoriale europea. Ragion per cui ritengo che sia stato davvero difficile per gli estensori  del dossier presentare una documentazione convincente…

Una seconda considerazione si riferisce alla necessità di tener distinti, anche se tra di essi le  correlazioni sono fondamentali, il piano dell’iniziativa culturale da quello del marketing territoriale: sul secondo si è sviluppato un lavoro importante e prezioso – le cui ragioni ed i cui effetti sono stati ben evidenziati a più riprese dal Presidente Innocenzo Cipolletta – che non solo resta, ma credo costituisca una base utilissima per le Amministrazioni, le Istituzioni, gli Enti di Ricerca e le Agenzie di comunicazione che in futuro si occuperanno di Promozione & Sviluppo, dovendo scegliere di dedicarsi all’attività di coordinamento ed integrazione territoriale delle politiche di offerta dei servizi, a cominciare naturalmente quelli culturali.

Una terza considerazione la dedico infine a sottolineare che la soprarichiamata distinzione non è finalizzata ad evitare “contaminazioni”, bensì ad un maggiore investimento (non necessariamente finanziario) sul lavoro di ricerca, riflessività e confronto per focalizzare e valorizzare le  profonde connessioni storico-culturali che attribuiscono al territorio Tre Venezie sia il fascino discreto di una civiltà irripetibile che la vitalità di una macroregione intrinsecamente europea proiettata

Anche in questo caso, però, bisogna procedere con un approccio realistico, poco incline alla retorica e concentrato sulla densità e sulle  contraddizioni di una terra e di una storia da re-interpretare con passione e rigore  piuttosto che declamare con gli occhi rivolti al passato.

Alcune avvertenze:

–          Si eviti accuratamente l’abuso del concetto di capitale tanto più  con riferimento a Venezia, una “palude politico-amministrativa” degna di miglior causa e città che esercita tale ruolo solo  sul piano culturale, in virtù della presenza di Enti ed Agenzie che operano con un certo grado di autonomia (Biennale, Aeroporto, Porto…) e non certo per l’esistenza di una classe dirigente sulla quale l’analisi ed il giudizio di Cesare De Michelis non lasciano nessun margine di dubbio

 

–          Si tenga presente che il Sud Tirolo (Bolzano) costituisce  una splendida provincia, ma nelle sue  valli germoglia ancora pericolosamente l’irredentismo e riprendono a circolare fantasmi dei Freihetlichen

 

–          Inoltre non si dimentichi neanche un giorno che tra le  tre (non è un gioco di parole!) Venezie persistono asimmetrie inaccettabili sul piano dell’attribuzione di risorse finanziarie e di competenze istituzionali – da parte dello Stato centrale –   all’origine della fenomenologia del “revanscismo” in Veneto, causa di sperequazioni sia nella distribuzione del reddito che delle opportunità di politiche di sviluppo

 

–          In particolare tale ultimo “gap “ di effettiva coesione, deve rappresentare uno stimolo in più per un gioco di squadra interregionale che consenta di mettere a sistema i diversi “asset” di cui sono dotate Veneto, Friuli V. G. e Trentino A. A.: le elaborazioni e le ipotesi di coordinamento ed integrazione delle politiche culturali realizzate per il Progetto di “Capitale europea”, sono la prefigurazione di quanto è utile fare per infrastrutture, centri di ricerca, innovazione amministrativo-istituzionale, politiche del welfare, scelte strategiche per la Green economy, ecc.

Tutto ciò premesso, la bocciatura della “Capitale” non deve significare l’archiviazione di una visione che si è dimostrata generosa ed illuminata, bensì l’occasione per  un suo aggiornamento; bisogna adottare strumenti di partecipazione e comunicazione più efficaci che la rendano un progetto popolare e consentano di alimentare e sostenere un lavoro di rete, on line e offline, in grado di ri-connettere soggetti sociali, l’associazionismo culturale, le istituzioni e le  agenzie che sono  portatori di una consapevolezza più robusta della necessità di cambiamento e della capacità di praticarlo.

Soprattutto in un frangente storico come l’attuale i valori della multi-appartenenza (A. Langer), e dell’accoglienza,  l’esperienza di crocevia territoriale occidente/oriente e nord/sud, il costituire un presidio manifatturiero competitivo, il possedere una notevole dotazione di università e di centri di ricerca multidisciplinare, la vocazione a percorrere le vie dello sviluppo sostenibile (in particolare il Trentino A. A.), il poter contare sul brand unico di Venezia e sulle Dolomiti Patrimonio dell’Unesco, l’essere un luogo di eccezionale attrazione turistica, persino ingombrante, con una caleidoscopica presenza di beni ambientali, artistici e monumentali, ci impongono una ri-scrittura della sceneggiatura e del copione che aiutino una nuova classe dirigente ad avere uno sguardo lungo, amore e passione per una terra-laboratorio di innovazione e coesione sociale, di benessere diffuso: un esempio insomma di come il Paese Italia dovrebbe affrontare la crisi e l’Europa  rilanciare il disegno dell’integrazione.Tre venezie

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