La pancia del Leone. E la testa?

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Giunto al traguardo di un decennio della sua (ricca e poliedrica) esperienza di Consigliere regionale, Diego Bottacin, ha pensato bene di rendicontare il personale percorso di attività che, scorrendo le 157 pagine del suo libro, pubblicato da Marsilio, ci appare sorretta da una vivace volontà innovatrice e consegna alla valutazione del cittadino, estraneo al Palazzo FerroFini, un’interessante documentazione della complessità e   vischiosità di una Istituzione che sicuramente risulta “spiazzata” dalla profonda trasformazione del contesto socio-economico ed istituzionale in corso.

Il “ricettario di un eretico nell’epoca del cambiamento” è pensato e scritto come una sorta di controcanto alle politiche che i Governi di centrodestra, succedutisi nell’ultimo ventennio, hanno attuato in sostanziale continuità; leggendo la densa cronaca, aiutati da una prosa piacevole ed intervallata da punture di (condivisibile) amara ironia – però – vien da pensare al simpatico claim di una nota campagna pubblicitaria. Come al protagonista del video, all’autore si potrebbe obiettare: “ti piace vincere facile!”.

Il racconto, infatti, delle contraddizioni e malefatte della “compagnia di giro” di Galan da un lato, e della mediocre gestione Zaia, caratterizzata dallo stesso impianto di governance ed alleanze, dall’altro, risulta essere un’operazione di disvelamento dall’interno del Palazzo della “malagestio” (copyright di Massimo Malvestio ).

Peccato che la “scoperta” e la denuncia delle mostruose distorsioni sedimentatesi nella Politica regionale siano state già operate, dapprima da un giornalista coraggioso (Renzo Mazzaro) e successivamente dalla Magistratura, con lo scoperchia mento dell’autentico verminaio del Mose che ha rivelato – anche al grande pubblico – la realtà di “Venezia ladrona” e di una Regione asservita a ben identificabili interessi lobbistici.

Il Consigliere regionale Bottacin ci tiene a precisare le sue scelte politiche solitarie ed a stigmatizzare il sostanziale consociativismo tra maggioranza di governo regionale ed opposizione, che ha fatto da sfondo al malaffare perpetrato da parte di gruppi imprenditoriali che si sono ingrassati all’ombra della finanza pubblica veneta, la cui gestione deviata è stata mascherata dalle fumisterie sia della retorica falso-liberale di Galan che del rivendicazionismo venetista dei suoi alleati leghisti, aggiornato nell’ultimo lustro da un Governatore – Zaia – impegnato più nelle campagne di comunicazione che nella tessitura delle policies regionali.

Rilievi e considerazioni critiche sul (mancato) ruolo degli esponenti dell’opposizione in Consiglio Regionale restano naturalmente un argomento caldo e da approfondire, proprio in riferimento all’apertura in corso della discussione su programmi ed alleanze della prossima competizione elettorale; non casualmente la querelle interna al PD veneto coinvolge la leadership veneziana, irrimediabilmente e storicamente compromessa in molte vicende: dalla tangentopoli autostradale a quella più recente che ha visto protagonista (e vittima) l’ex sindaco Orsoni

In questa sede ci interessa focalizzare e segnalare le parti più pregnanti del libro, soprattutto quelle che configurano titoli e proposte di una piattaforma per una nuova agenda politica regionale.

Innanzitutto va apprezzata l’analisi puntigliosa e documentata che demistifica la falsa opinione sulla presunta buona gestione amministrativa “alla veneta”, evidenziando come è stato usato lo schermo del disastro burocratico amministrativo prodotto dal centralismo romano, per evitare di fare i conti con la frammentazione e le inefficienze di un modello organizzativo, imperniato sull’autoreferenzialità e sul localismo campanilista, che ne costituisce l’interfaccia controproducente.

Sotto questo profilo anche la Sanità – che pur presenta indicatori di qualità incoraggianti – non sfugge ad un esame lucido e tagliente, in particolare laddove si critica il “duopolio ospedaliero” padovano-veronese, connotato da una fuorviante competizione, foriera di sovrapposizioni e sprechi.

Sarebbe stato utile che l’autore (ottimo conoscitore della materia) si fosse soffermato maggiormente sull’invereconda pressione lobbistica esercitata, sui conti e le scelte della Sanità veneta, dal clan veronese che ha letteralmente occupato per molti anni l’Assessorato regionale con un proprio esponente; c’è da augurarsi che prima o poi la carriera “sanitaria” del Sindaco di Verona Tosi venga ricostruita rivelandone le azioni e gli effetti nefasti (in termini di costi e clientelismo) sulla programmazione socio-sanitaria regionale (ben più gravi della pur significativa scelta di collocare la moglie nella tolda di comando….).

Particolarmente interessanti e convincenti risultano poi le proposte legislative con cui Diego Bottacin testimonia il suo impegno di Consigliere: le elaborazioni a sostegno dei progetti sul Trasporto Locale e sulla riorganizzazione degli Enti Locali, sono ineccepibili; esse sono molto utili anche perché fanno emergere una questione cruciale: laddove – ripetutamente – si richiamano i ritardi, le colpe e le responsabilità della “classe dirigente”, in effetti, si fa un esercizio di retorica politica, ovvero si evoca un fantasma.

Il libro infatti non affronta il problema e purtroppo non fornisce risposte sulla questione della grande assente nella governance regionale: la cultura politica, intesa come volontà, sorretta da capacità, di incardinare su un soggetto politico forte e coeso uno schieramento programmatico, in grado cioè di interpretare e veicolare una progettualità , di indicare delle soluzioni praticabili alle domande sociali, di indicare sintesi, frutto di mediazioni efficaci.

La pubblicazione offre, però, elementi preziosi ed interessanti per avviare la riflessione e la discussione su tale nodo problematico, che attraversa attualmente l’intera rappresentanza politica in Consiglio Regionale.

Ne indico esemplificativamente tre:

  1. Il progetto (che recupera ed attualizza un’iniziativa ipotizzata qualche tempo fa) di una nuova legge elettorale regionale, che diventi l’asse strategico di una rigenerazione etico-civile del regionalismo federalista, in grado di innervare una funzione di sintesi istituzionale sia in chiave (interna) di efficace policy making per la ricomposizione comunitaria delle diverse identità territoriali, sia in funzione pressing (esterno), ovvero di partecipazione alla riorganizzazione dello Stato e della PA nazionali.

 

  1. L’approccio nordista: la vocazione del Veneto – non è esagerato affermarlo – è il cambiamento del Paese, a propria immagine; altrimenti la meridionalizzazione (neoclientelismo e rivendicazionismo sterile) in versione leghista diventerà una palla al piede nell’affrontare il necessario processo di europeizzazione e competizione globale che la nostra Regione deve affrontare.

 

  1. Le risorse finanziarie e le policies vanno concentrate sulla riduzione della pressione fiscale e sulla liberalizzazione guidata da una Politica in grado di valutarne ed orientarne gli effetti ed i benefici sulla cittadinanza e di sottrarre alla mediocre gestione politico-amministrativa municipalista beni e servizi pubblici importanti.

Il libro costituisce anche l’occasione per allargare ed approfondire l’analisi e la ricerca sulle issue esaminate; a partire dal’impianto proposto sarà quindi utile integrare  e – laddove necessario – correggere l’elenco di titoli e capitoli, annotando i rilevi  critici.

Penso in particolare alla realtà della pubblica amministrazione veneta che abbisogna prioritariamente non di una “dieta” (come suggerisce l’autore) bensì di una cura ricostituente nel senso di riorganizzazione gestionale, attraverso massicce dosi di innovazione digitale ed arricchimenti professionali-manageriali, precondizioni fondamentali anche per la riforma degli assetti istituzionali proposti: detta prosaicamente, l’obiettivo delle 50 città con l’attuale dotazione in risorse umane, è velleitario.

Aggiungo, a proposito di digitale, l’improcrastinabile esigenza di aggiornarne l’Agenda regionale, con la lettura degli effetti che il disordine e lo spontaneismo con cui essa è stata finora declinata in Veneto ha prodotto, sia rallentando il soprarichiamato processo di cambiamento della PA (e con essa ci riferiamo anche alla strategia di digitalizzazione della Sanità) che depotenziando la capacità competitiva delle imprese, in particolare quelle impegnate nello sforzo di internazionalizzazione.

Ed inoltre: l’analisi e le proposte per l’evoluzione del sistema veneto Scuola-Università-Ricerca vanno affrontate sottraendosi a semplificazioni e adottando criteri e standard valutativi rigorosi, attraverso la ricognizione delle risorse investite, delle buone e delle cattive pratiche didattiche, dei risultati e dei fallimenti (Vega, Galileo, Nanotech…), dei nuovi modelli di gestione e finanziamento.

Sul terreno più specifico dello sviluppo, poi, va ripensata e rivisitata criticamente la fenomenologia dell’imprenditoria tradizionale, arroccata nell’autodifesa praticata con l’ausilio di un associazionismo impreparato ad affrontare la crisi e spiazzato dalla rapidità del mutamento ; è necessario interpretare, coadiuvare e sostenere tutti i processi nei quali si concretizza un nuovo protagonismo imprenditoriale in grado di fare rete, condividere e rinnovare i modelli organizzativo-gestionali, scoprire e praticare l’open innovation, accettare la sfida tecnologica e della disruption che significa apertura delle aziende ai giovani portatori di creatività e nuove expertise professionali.

Ancora: le politiche di rigenerazione urbana e di riqualificazione territoriale, i programmi di riorientamento green dello sviluppo manifatturiero e di efficientamento   dei consumi energetici, il ripensamento dei modelli socioassistenziali a fronte di fenomeni epocali come l’invecchiamento e l’immigrazione, la conciliazione di accoglienza ed integrazione con l’insopprimibile bisogno di sicurezza…

Sono tutti temi che nel libro vengono declinati più o meno compiutamente; ciò che non ci convince, però, è che alla sua conclusione, si afferma che “Bisogna prendere atto del fallimento di una stagione e di una grande opportunità perduta”, ma non vengono indicati luoghi, strumenti, soggetti con i quali elaborare un progetto di cambiamento, dare stimoli e contenuti ed orientamento ad una nuova generazione che si candidi a diventare ed esercitare il ruolo di classe dirigente.

Il Veneto è già ricco di filosofi, politologi, sociologi che, parafrasando le parole di Mariano Maugeri (giornalista de Il Sole 24 Ore, ottimo conoscitore delle nostre terre) “dicono sempre le cose giuste al momento giusto senza metterle in pratica”.

Dagli esponenti politici che hanno calcato i banchi e le Commissioni del Consiglio Regionale, ci attendiamo un contributo di conoscenza e ideazione   che contenga una buona dose di concretezza e di realizzabilità, che costituisca la base per alimentare un capitale cognitivo da condividere, risorsa decisiva per ridare alle Istituzioni una guida rinnovata ed ai cittadini un ’iniezione di fiducia nel futuro.

Abbiamo già avuto modo di sottolineare (vedi in www.facebook.com/ilvenetochevogliamo) che nell’avvio della campagna elettorale sono vaghi i segnali di una volontà progettuale innovativa e che “riteniamo doveroso contribuire ad una discussione e riflessività diffusa attraverso il confronto e la focalizzazione dei temi e dilemmi al centro della competizione, in grado di orientare gli schieramenti sulle scelte programmatiche più idonee e condivise, per un nuovo rinascimento veneto”.

Ebbene, ci permettiamo di considerare quello di Diego Bottacin un “libro aperto”, un’occasione non solo per scavare nella pancia del Leone e indicare delle “ricette”, ma anche per innescare una partecipazione consapevole ampia, suscitare le energie di quell’intelligenza collettiva che finora è mancata nella costruzione di un soggetto politico unitario e coeso, all’altezza delle sfide enunciate con tanta passione.

 

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