La sindrome della solitudine (secondo Diamanti)

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Nel mondo il dibattito si fa sempre più intrigante ed intenso su declino della civiltà occidentale e/o ascesa della civiltà orientale, sulla ritrosia americana (leggi Obama) a perpetuare una leadership mondiale e la contestuale (non casuale) crescita del pericolo jhadista; affascina poi la tesi dello storico Benjamin Barber il quale sostiene che discutere della civiltà occidentale o della civiltà orientale o di quella islamica equivale a discutere del passato. Per il noto storico politico americano sta nascendo una nuova civiltà, la civiltà cosmopolita globale dove le società urbanizzate (multirazziali, multiculturali, multireligiose, conteranno più degli stati nazione dove sorgono, tanto che egli suggerisce di dare ai Sindaci maggiore controllo sulla politica globale mostrando come i “compaesani urbani” risolvono i propri problemi e forse quelli del mondo. Opinione certo da declinare in un contesto come quello italiano, intriso di tanti localismi territoriali che ne rallentano l’evoluzione ed il processo di internazionalizzazione. Però non c’è niente di peggio che utilizzare vecchie mappe conoscitive del territorio socio-culturale del Paese ed “interrogare” gli italiani sull’aspirazione all’indipendenza (vedi l’ultima polpetta di Ilvo Diamanti su Repubblica di ieri 10 novembre). Ormai i sondaggisti, sempre più privi di strumenti di conoscenza approfondita della realtà antropologico-culturale e politico-istituzionale che li circonda, si esercitano – in competizione con gli astrologi – nel prefigurare un futuro disancorato dalla lettura delle dinamiche e dei sentimenti che caratterizzano società dinamiche. Usare concetti e paradigmi come “indipendenza”, scollegati da serie analisi sulla crisi strutturale del vecchio stato e sullo sputtanamento irreversibile della funzione delle Regioni, significa solo contrabbandare per proiezioni demoscopiche espressioni del linguaggio parapolitico populista.

 

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