L’ITALIA SOGNATA DAI VENETI

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Il 30 novembre del 1831 nasceva  Padova Ippolito Nievo, il patriota e l’autore di quello straordinario capolavoro “LE CONFESSIONI DI UN ITALIANO”, opera che più di ogni altra rappresenta il sogno e la prefigurazione di una nazione nella quale riversare le virtù dell’antica Repubblica veneziana.

Credo sia giusto rileggerla, senza timori di essere tacciati di passatismo, proprio in questi giorni in cui il Presidente della Giunta regionale del Veneto, Luca Zaia,  con la sua presenza alla manifestazione di Bassano, ha dato una dimostrazione clamorosa  e pubblica del probabile tormento e della  confusione  strategica che lo attanagliano, rispetto alla vicenda del  “Referendum  per l’Indipendenza veneta”.

Sta per arrivare l’onda di piena del discredito per lo scandalo della gestione dei finanziamenti pubblici alla Lega, oggetto dell’indagine della Procura di Milano arrivata a concludere che si è in presenza di una truffa da 40 milioni. E sarà  difficile e poco onesto riversarne colpe e responsabilità sulla “gestione lombarda” del partito e/o  sulla famiglia di Bossi. Così come risulterà inattendibile  rivendicare  un’estraneità ed una purezza da parte di   dirigenti e leader veneti che si sono dimostrati o ciechi o, in alcuni casi specifici co-responsabili. Posso quindi comprendere i dilemmi e gli autentici drammi di quella parte di popolo leghista che nel corso del ventennio trascorso, ha investito emozioni, passione, generosità e finanche un’ispirazione etica negli ideali del federalismo, inteso prioritariamente come buona amministrazione, lotta agli sprechi ed alla corruzione di uno Stato infiacchito ed  imputridito, giustizia distributiva nel governo delle risorse pubbliche.

Ma questo è il momento in cui, per chi esercita funzioni di  responsabilità –  in qualsiasi ambito ed a tuti i livelli –  si rende necessaria la  lucidità nel processo decisionale e capacità di distinguere tra riflessività autocritica e salto nel baratro.

I veneti hanno bisogno di messaggi politico-culturali  forti e chiari dai propri rappresentanti istituzionali; per i tatticismi elettorali,  per le  chimere e le suggestioni populiste ci basta ed avanza Grillo!

La leadership politico-culturale veneta, in questo frangente drammatico della storia italiana deve trovare risposte – possibilmente unitarie –   a questo interrogativo: come possiamo reimpostare, risanare e rilanciare il Paese riversandovi  il patrimonio di idee, imprenditorialità, competenza amministrativo-finanziaria e visione dello sviluppo (internazionalizzazione) di cui la nostra Regione è portatrice.

Insomma tutto il contrario dello “sbandi, non gioco più”: discutiamone, anche ferocemente,ma non facciamoci del male e non diamo alibi al mandarinato romano (che va preso a calci nel sedere),  ben lieto di ri-utilizzare a proprio vantaggio le minacce secessioniste.

…e riprendiamo a leggere il “nostro” Ippolito Nievo:

“La Repubblica Veneziana si preservò, è vero, con fortuna pari soltanto all’accorgimento, dalla confusione politica e sociale del resto d’Italaia e si astenne dal partecipare a’ suoi rivolgimenti ogni qualvolta dipendevano da altro che dal gran principio politico Italiano; ma le pochissime volte che un tal principio balenò confusamente alla mente della nazione e si fece strada a coordinare  gli avvenimenti, Venezia entrò a dominare naturalmente quella fase di vera storia Italiana colla preponderanza del suo senno, della sua antichità, della sua potenza” (Venezia e la libertà d’Italia, I, 88)

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