Lotta alla povertà, pronti 700 milioni

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Lotta alla povertà, pronti 700 milioni

 

Davide Colombo – Il Sole 24 Ore –

 

Con la stabilità 2016 decolla un programma strutturale di contrasto alla povertà che ha l’obiettivo dichiarato di garantire un sussidio ad almeno un milione di soggetti, la metà dei quali sono bambini. Strumento principe sarà il Reddito di inclusione attivo, uno sviluppo del Sostegno di inclusione attiva (Sia) sperimentato nell’ultimo anno in 12 città campione, con la Capitale in netto ritardo, e che ha raggiunto circa 28mila soggetti. Il nuovo programma sarà calibrato sui nuclei familiari, con un’attenzione particolare su quelli con bambini. Il finanziamento per il 2016 annunciato dal premier è di 600 milioni, destinati a salire a un miliardo strutturale dal 2017. Il sussidio massimo mensile previsto su questo programma che avrà cadenza annuale è di 404 euro per famiglie povere con cinque componenti, tra cui minori (l’Isee dovrebbe essere fino a 3mila euro). Viene poi istituito, in via sperimentale, un altro fondo finalizzato a misure di sostegno contro la povertà educativa, alimentato da versamenti effettuati dalle fondazioni bancarie. Attraverso questa seconda iniziativa si rendono disponibili ulteriori 100 milioni l’anno

Matteo Renzi ha sottolineato la sua contrarietà a misure di mero sussidio, non accompagnate da programmi di inclusione messi in campo da diversi livelli delle amministrazioni centrali e degli enti locali, e ha sottolineato il carattere organico dell’intervento che si rivolge appunto ai minori. Una politica di contrasto alla povertà – ha poi aggiunto il presidente del Consiglio – oltre ad assolvere a un dovere morale garantisce in prospettiva un maggior potenziale di crescita dell’economia, visto che tende a ridurre le diseguaglianze di reddito. Il finanziamento da 600 milioni per l’anno venturo comprende anche una quota di 220 milioni per il programma Asdi, ovvero il sostegno semestrale riconosciuto a disoccupati con ammortizzatori esauriti e un carico famigliare (Isee attorno ai 5mila euro), che è stato attivato qualche mese fa con gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act che hanno riformato (il decreto ministeriale è alla firma del ministro Padoan). Quello che viene attivato è un nuovo fondo ad hoc, come detto, destinato a crescere nel biennio 2017-2018 a un miliardo.

Le dotazioni per interventi di politiche sociali si completano con il rifinanziamento, dato per scontato visto che si tratta di fondi strutturali, della vecchia social card (la carta aquisti da 40 euro al mese) che impegna 250 milioni annui, mentre il fondo non autosufficienti dovrebbe passare dai 250 milioni del 2015 a 400 milioni.

Ieri in conferenza stampa Renzi ha anche annunciato un ulteriore finanziamento di 100 milioni sempre per il 2016, su un fondo chiamato “dopo di noi”. Si tratta di un finanziamento che va a coprire i programmi di intervento previsti in un disegno di legge già all’esame delle Camere e che ha l’obiettivo di garantire aiuti alle famiglie con disabili di età avanzata che stanno perdendo (o hanno già perso) i genitori. Si vogliono introdurre azioni per evitare la segregazione in istituti di questi disabili (Renzi ha fatto un esempio citando i malati di sindrome Down) per assicurare invece la possibilità di vivere in ambienti familiari.

Sul nuovo fronte di policy che si apre per il contrasto della povertà pende a questo punto solo l’incognita Isee, parzialmente bocciato con tre sentenze gemelle del Tar Lazio (2454, 2458 e 2459 dell’11 febbraio scorso ). Sul ricorso presentato, il Consiglio di Stato dovrebbe esprimersi il 3 dicembre prossimo e, in caso di conferma delle sentenze, il Governo dovrà procedere a una modifica dell’indicatore della situazione economica equivalente attualmente in vigore. Modifica che procederebbe con un decreto del presidente del Consiglio (Dpcm) con passaggi in Conferenza unificata e che potrebbe assorbire qualche mese.Famiglia

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