Lo “scoutismo” del Premier che irrita e sconcerta i Sessantenni rosiconi e frustrati

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 Renzi scoutIl coretto di affermazioni stizzite e velenose, di critiche capziose e superficiali, di polemiche ideate per uscire da un frustrante grigiore esistenziale e rivitalizzare il proprio appeal mediatico, ha assunto ormai le caratteristiche di una cacofonia insistita e rivelatrice di una personalità disturbata degli stonati cantori dell’antirenzismo d’ordinanza.

Ciò che più mi disturba di questi rumori molesti che risuonano nei talk show per sfigati e nelle interviste di media in disperato deficit di ossigeno, è che sono “emessi” da molti miei coetanei che navigano da (troppo) tempo nelle acque della politica e/o frequentano compulsivamente il modo avariato dell’informazione.

Lo dico senza giri di parole: alcuni di loro mi fanno letteralmente imbestialire perché manifestano delle degenerazioni caratteriali che appaiono con evidenza correlate all’età e ciò – francamente – mi interroga e rattrista perché la “connessione generazionale” è un dato di fatto non occultabile e provoca rischi di contagio…

Li vedo oscillare frastornati tra la sorpresa e la frustrazione perché il “Royal baby” quarantenne (copyright Ferrara) li ha asfaltati e derubricati politicamente, e non riescono a farse una ragione.

Si fanno obnubilare dal risentimento e dalla ricerca di argomentazioni improbabili pur di oscurare le doti ed i meriti che il (relativamente) giovane Matteo Renzi ha immesso nell’incartapecorito agone politico italiano.

Cosicchè li vedi arrancare e rinculare con le polemiche astiose, il ricorso al professionismo politico del tatticismo sterile, alla verbosità professorale dei ghirigori, all’astiosità del linguaggio giornalistico …

Il semplice buonsenso suggerirebbe l’assunzione di un atteggiamento critico ma proattivo nei confronti dell’accelerato (e necessitato) riformismo introdotto nell’agenda politica.

Non è difficile cogliere in tale cambiamento limiti e contraddizioni, ma contestualmente è miope non leggervi gli elementi di vivacità, energia, intraprendenza con cui il leader fiorentino l’ha innovata, evitando il suo “spegnimento” provocato dalla delega in bianco alla tecnocrazia e dalla retorica del populismo.

La galleria dei Sessantenni colpiti dalla sindrome dell’allentamento prostatico è davvero impressionante e, a differenza della nota pubblicità, vi emerge che i poveri disgraziati non fanno nulla per dissimulare il loro “disagio”.

Che è ben identificabile: nei toni esagitati e negli occhi sbarrati nelle interviste tutte tese a preconizzare (leggi Brunetta – 65 anni -) od auspicare (leggi D’Alema – 66 anni -) l’imminente fallimento del “giovane arrogante”; nella dissociazione antropologico-culturale “Renzi per me è un alieno” (Serra – 61 anni -); nelle accuse parossistiche “Renzi insulta l’intelligenza degli italiani” (Bersani – 64 anni -); negli insistiti giudizi velenosi “Renzi è una sintesi del berlusconismo di sinistra” (De Bortoli – 62 anni -); nei strafalcioni politologici “il presidente del Consiglio ha un po’ troppo in mente il modello della Thatcher” (Camusso – 60 anni -; nel caso di Grillo (67 anni), la maschera ed i lazzi del comico scivolano inesorabilmente dall’invettiva allo sproloquio offensivo e degradante…

L’invito che mi sento di fare a tutti loro (ed ai molti altri che usano i toni e gli allarmismi da “pericolo per la democrazia” è: fatevi una ragione delle novità e delle utili provocazioni immesse sulla scena politica dalla “generazione Leopolda”; assumete un atteggiamento meno spocchioso e sprezzante nei confronti di una iniziativa riformista che deve fronteggiare l’eredità pesantissima delle dissennate politiche del passato con cui sono stati sottoscritti i “pagherò” che angosciano il futuro dei giovani e che sono stati usati spregiudicatamente per alimentare gli appettiti delle corporazioni e le illusioni dei visionari e di un ampio ceto di cazzeggiatori specializzati nel rinvio delle decisioni scomode.

Ed anche un consiglio mi sento di dare: nella strategia renziana sono presenti molti punti deboli (politica estera tremebonda, i pezzi di Sud alla deriva, incrostazioni parassitarie della spesa pubblica resistenti, assenza del dialogo sociale); tutto ciò non deve però far sottovalutare Il fatto che l’ex giovane scout dimostra una leadership in grado di interpretare il desiderio profondo, della parte di Paese più generosa e dinamica, di investire e partecipare alle sfide poste dal programma di riforme al centro del dibattito politico.

Non solo: Renzi ha il merito di aver focalizzato nella competizione programmatica (in cui le leve fondamentali sono costituite dal pragmatismo decisionale e dalla visione dell’interesse generale) la via per uno scarto evolutivo dell’intero sistema partitico ed istituzionale.

Viviamo, insomma, una stagione nella quale il “movimento della storia” sollecita tutti ad un cambio di marcia e di paradigmi interpretativi della realtà sociale ed economica; per restare all’oggetto di questa riflessione, la chiave suggerita è quella del dialogo intergenerazionale che – in estrema sintesi – può consentire di coniugare il coraggio delle scelte innovative con la maturità e le competenze dell’esperienza.

Il Sindaco di Venezia (54 anni) rispondendo alla domanda del giornalista – dopo l’incontro con il Presidente del Consiglio svoltosi sabato scorso – “Ha iducia in Renzi?”, si è espresso così:

“E’ un fuoriclasse. Un uomo di 40 anni che mostra energia e attenzione ai dettagli: è una fortuna averlo come premier e da amministratore trasversale dico che è necessario che intorno a lui si crei un’Italia che ci crede”

 

PS: un discorso a parte sui professionisti del pre-giudizio lo meriterebbe Cacciari che essendo “fuori coorte anagrafica”, dall’alto dei suoi 71 anni e del cospicuo background, potrebbe assumere un atteggiamento più sobrio e distaccato dei sessantenni rosiconi, ma un carattere ed un pensiero indomiti lo inducono ad eccedere; in particolare manifestando una certa foga nel mettere alla berlina la squadra di “giovinastri e dilettanti” che hanno occupato Palazzo Chigi. Purtroppo, tutti i media golosi delle sue performance polemiche (dal Fatto Quotidiano ad Otto e mezzo, passando per Repubblica) ne sollecitano l’opinione e lui, povero sventurato, non si sotrae, rispondendo ineffabile e inanellando giudizi e previsioni (che si rivelano spesso sballate) con un atteggiamento borioso, sbuffante, didascalico, accademico, tranciante, insultante, smemorato, burbero…..Ma bisogna riconoscere che le sue contumelie esprimono una passionaccia civile ed un approccio schietto, in cui non vi è traccia di acrimonia, bensì vi traspare il desiderio di immettere nell’auspicato e condiviso rinnovamento del sistema politico un di più di intelligenza e competenza (e Dio sa quanto necessarie!).

 

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