Perche’ vale ancora la pena combattere per l’occidente

Tempo di lettura: 5 minuti

C’è chi vede l’occidente come un “bad deal”,ma fa solo il gioco di chi vuole dividerci. Abbiamo il potere per mantenere l’ordine mondiale,serve la volontà
di John McCain
Pubblichiamo il discorso che il senatore dell’Arizona John McCain ha pronunciato venerdì 17 febbraio alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera.
Tratto da IL FOGLIO 21.2.17

Civiltà occidentale
Amici, nei quarant’anni in cui ho partecipato a questa conferenza, non posso ricordare un anno in cui il suo scopo sia stato più necessario e importante. Il tema del prossimo panel è se l’occidente sopravviverà o meno. Negli ultimi anni, questa domanda ha attirato accuse di esagerazione e falso allarmismo. Non quest’anno. Se c’è mai stato un tempo in cui è necessario trattare questa questione con serietà assoluta, è adesso. La domanda era reale mezzo secolo fa, per Ewald von Kleist e i fondatori di questa conferenza. E’ stata questa la ragione per cui hanno iniziato a incontrarsi a Monaco. Non potevano essere sicuri che l’occidente sarebbe sopravvissuto perché avevano visto la sua completa distruzione. Avevano visto il libero mercato sostituito da protezionismo e accuse reciproche, e avevano assistito alla povertà che ne era derivata. Avevano visto l’ordine mondiale frantumarsi in passioni etniche e nazionalistiche in continuo scontro, e la miseria che avevano provocato. Avevano visto l’ascesa di grandi potenze ostili, il fallimento della deterrenza, e la guerra che infine era scoppiata. Dalle ceneri della più grande disgrazia della storia umana era nato ciò che oggi chiamiamo occidente – un ordine nuovo, differente e migliore, basato non sul nazionalismo, sulle sfere d’influenza o sulla conquista del debole da parte del forte, ma su valori universali, sui liberi commerci e sul rispetto per l’indipendenza e la sovranità nazionali.
L’intera idea di occidente è aperta a qualunque persona o nazione che onori e sostenga questi valori. Il periodo di sicurezza e prosperità che abbiamo vissuto negli ultimi sette decenni non è si è verificato per caso. Si è verificato non solo per la capacità di attrazione dei nostri valori, ma perché li abbiamo sostenuti con il nostro potere e abbiamo perseverato nella loro difesa. I nostri predecessori non credevano nella fine della storia – o che essa si sarebbe piegata, inevitabilmente, verso la giustizia universale. Tutto dipende da noi, e questo richiede uno sforzo continuo, durissimo. Ed è per questo che veniamo anno dopo anno qui a Monaco. Cosa direbbe la generazione di von Kleist se vedesse il nostro mondo oggi? Temo che molto di ciò a cui assisterebbero sarebbe fin troppo famigliare per loro, e ne sarebbero allarmati. Sarebbero allarmati dall’allontanamento crescente dai valori universali verso i vecchi legami di sangue, razza e settarismo. Sarebbero allarmati dal risentimento in aumento nei confronti degli immigrati, dei rifugiati, delle minoranze, soprattutto dei musulmani. Sarebbero allarmati dall’incapacità crescente e perfino dalla scarsa volontà di separare la verità dalla menzogna. Sarebbero allarmati dal fatto che sempre più parti sembrano flirtare con l’autoritarismo e vederlo in maniera eufemistica come un equivalente morale dell’occidente. Ma la cosa che li allarmerebbe di più, penso, è il fatto che molti dei nostri popoli, incluso il mio, stanno rinunciando all’idea dell’occidente, il fatto che vedono l’occidente come un “bad deal” di cui fare volentieri a meno, e che benché le nazioni occidentali abbiano ancora il potere per mantenere l’ordine mondiale, non è chiaro se ne abbiano la volontà. Dobbiamo accettare tutti la nostra parte di colpa per come sono andate le cose. Ci siamo rilassati. Abbiamo fatto errori. A volte abbiamo fatto troppo e altre volte abbiamo fatto troppo poco. Abbiamo perso il contatto con la nostra gente. Siamo stati troppo lenti nel riconoscere le difficoltà e nel rispondervi. Dobbiamo affrontare queste realtà, ma ciò non significa perdere la speranza e ritirarci. Questo non deve succedere. So che in tutta Europa e nel mondo c’è molta preoccupazione davanti alla possibilità che l’America abbandoni il suo ruolo di leadership globale. Posso solo parlare per me stesso, ma non penso che questo sarà il messaggio di tutti i leader americani a cui importa abbastanza da viaggiare qui a Monaco questo fine settimana.
Non è questo il messaggio che sentirete oggi dal segretario alla Difesa Jim Mattis. Non è questo il messaggio che sentirete dal segretario per la Sicurezza interna John Kelly. E questo certamente non è il messaggio che sentirete domani dalla nostra delegazione congressuale bipartisan. Non lasciatevi ingannare, amici. Questi sono tempi pericolosi, ma non pensate chel’America sia fuori dai giochi, e non smettete di contare gli uni sugli altri. Dobbiamo essere prudenti, ma non possiamo rimanere con le mani in mano a dubitare di noi stessi. Dobbiamo comprendere i limiti del nostro potere, ma non possiamo permetterci di mettere in dubbio la giustizia e la correttezza dell’occidente. Dobbiamo capire e imparare dai nostri errori, manon possiamo essere paralizzati dalla paura. Non possiamo rinunciare a noi stessi né rinunciare gli uni agli altri, perché è così che l’ordine mondiale declina e crolla per davvero. Questo è ciò che vogliono i nostri avversari. E’ il loro obiettivo. Non hanno alleati veri, e perciò cercano di seminare la divisione tra noi e di dividerci gli uni dagli altri. Sanno che il loro potere e la loro influenza sono inferiori ai nostri, e cercano di sovvertirci dall’interno, di erodere la nostra volontà di resistere, cercano di terrorizzarci per renderci passivi. Sanno che hanno poco da offrire al mondo oltre all’egoismo e alla paura, e per questo cercano di minare la nostra fiducia in noi stessi e la convinzione nei nostri valori. Dobbiamo difendere la nostra posizione in questa battaglia. Dobbiamo essere vigili. Dobbiamo perseverare. E non dobbiamo mai, mai smettere di credere nella superiorità morale dei nostri valori – il fatto che sosteniamo la verità contro la menzogna, la libertà contro la tirannia, il giusto contro l’ingiustizia, la speranza contro la disperazione. E anche se subiremo inevitabilmente delle perdite e soffriremo delle sconfitte, finché le persone di buona fede e coraggio non perderanno fiducia nell’occidente, l’occidente continuerà a vivere. E’ per questo che veniamo a Monaco anno dopo anno: per rivitalizzare il nostro comune obiettivo morale, la convinzione che valga la pena combattere per i nostri valori. Perché alla fine la sopravvivenza dell’occidente non è solo una lotta materiale. Oggi, e da sempre, è una battaglia morale. Ora più che mai non lo dobbiamo dimenticare. Durante uno degli anni più bui della Guerra fredda, William Faulkner tenne un breve discorso a Stoccolma al momento di ricevere il premio Nobel per la Letteratura: “Mi rifiuto di accettare la fine dell’uomo: l’uomo prevarrà”, disse Faulkner. “Credo che quell’uomo non solo sopravviverà: prevarrà. E’ immortale, non perché lui solo tra le creature ha una voce che non si spegne, ma perché ha un’anima, uno spirito capace di compassione e sacrificio e perseveranza”. Anche oggi, quando la tentazione di rinunciare alla speranza è grande, io rifiuto di accettare la fine dell’occidente. Rifiuto di accettare che i nostri più grandi trionfi non possono ancora una volta provenire dai momenti di più grande pericolo, come è successo tante volte in precedenza. Rifiuto di accettare che i nostri valori sono moralmente equivalenti a quelli dei nostri avversari. Ho una fiducia orgogliosa e sincera nell’occidente, e credo che sia nostro dovere difenderlo sempre – se non lo facciamo noi, chi lo farà?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Gentilmente scrivi le lettere di questa immagine captcha nella casella di input

Please type the characters of this captcha image in the input box

Accetto la Privacy Policy