Incredibile rovesciamento dei ruoli tra Cina e Usa

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«La globalizzazione non c’entra con la crescita»
Xi Jinping, al debutto a Davos: «I nodi economici dipendono da altro e dobbiamo dire no al protezionismo»

Presidente cinese
Vittorio Da Rold – 18 Gennaio 2017 – Il Sole 24 Ore
La globalizzazione non c’entra con gli attuali problemi economici mondiali e dobbiamo dire no al rischio del protezionismo. Parola del numero uno di Pechino. «Molti dei problemi di oggi non sono affatto causati dalla globalizzazione. Per esempio le migrazioni dal Nord Africa e Medioriente che hanno provocato tanta apprensione e la crisi finanziaria di dieci anni fa». Così il presidente cinese Xi Jinping per la prima volta al 47° forum economico mondiale di Davos sulle nevi svizzere davanti a tremila rappresentanti del gotha internazionale in religioso silenzio.
«È vero che la globalizzazione ha creato nuovi problemi, ma questa non è una giustificazione per cancellarla, quanto piuttosto per adattarla alle nuove esigenze», ha proseguito il presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, con un riferimento indiretto alle forze anti-globalizzazione e populiste che hanno portato al potere Donald Trump negli Usa, votato per la Brexit in Gran Bretagna e per il no alle riforme costituzionali in Italia. «Piaccia o no, l’economia globale è l’enorme oceano dal quale nessuno può tirarsi fuori completamente». La globalizzazione, secondo Pechino, punterà in futuro a rendere il mondo più equo ed efficiente.
Il panorama industriale e commerciale mondiale è cambiato, con nuove catene del valore globale, eppure «le regole del commercio globale non hanno seguito questi sviluppi. C’è una frammentazione delle regole», ha spiegato il presidente della Repubblica popolare cinese. La Cina sta conducendo un’offensiva diplomatica alla Wto, l’organizzazione mondiale del commercio, per ottenere lo status di economia di mercato che la metterebbe al riparo da eventuali dazi da parte degli altri membri che la accusano di aiuti di stato e di manipolare i cambi. Secondo l’economista Nouriel Roubini «la Cina offre al mondo l’Aiib, la Banca dei Brics, la strada della seta, e il progetto infrastrutturale One Belt one Road, un piatto ricco, mentre gli Usa vogliono addirittura abolire anche i Tpp». Anche il premio Nobel Joseph Stiglitz, non concorda con la posizione protezionista di Trump che scatenerà guerre commerciali. «Il protezionismo potrebbe avere un impatto di 1,5 punti di Pil nei prossimi 15 anni», spiega. Un mondo più chiuso può essere pericoloso per un Paese che esporta: «Se noi chiudiamo alla Mercedes loro non comprano le nostre auto». In altri termini «Potrebbe peggiorare il deficit commerciale e l’effetto sarebbe quello di una perdita di migliaia di posti di lavoro. La politica di Trump non può funzionare. E anche l’Europa deve temere», conclude Stiglitz.
Pechino invece suona tutta una altra musica «Dobbiamo dire no al protezionismo. Perseguire il protezionismo è come chiudersi dentro una stanza buia. Vento e pioggia possono pure restare fuori, ma resteranno fuori anche la luce e l’aria», ha detto Xi Jinping. «Nessuno uscirebbe vincitore da una guerra commerciale».
«La Cina ha fatto passi coraggiosi per abbracciare il mercato globale. Abbiamo affrontato le onde più alte, ma abbiamo imparato a nuotare», ha proseguito il presidente cinese. Vero è che «la crescita globale è al livello più basso da sette anni e il commercio globale è debole. Cerchiamo nuovi effetti trainanti della crescita. L’intelligenza artificiale e la stampa in 3d sono le nuove frontiere». Ha spiegato Xi ponendosi alla testa di quelle nazioni che investono nel futuro tecnologico per uscire dalla stagnazione secolare.
«Il direttore dell’Fmi Christine Lagarde mi ha detto che i mercati maturi e gli emergenti contribuiscono alla crescita per l’80%», ha aggiunto Xi dando l’impressione di voler dare un messaggio di stabilità alla crescita globale in cooperazione con gli altri Paesi in contrasto con la politica di rottura di Trump.
Non è mancato un passaggio del clima. «L’accordo di Parigi è un passo avanti magnifico, tutti i firmatari dovrebbero rispettarlo», ha concluso Xi Jinping, parlando a Davos dell’accordo, che il presidente eletto Usa Donald Trump ha invece pesantemente criticato, come una «responsabilità che dobbiamo assumere per le prossime generazioni».
Xi, dunque, paradossi della storia, farà il paladino del libero scambio, mentre l’amministrazione americana sosterrà il protezionismo. Trump diverrà presidente a Washington proprio venerdì, l’ultimo giorno della riunione del Wef di Davos, in uno scambio di ruoli davvero inaspettata tra le nevi della Montagna incantata.

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