L’innovazione della cultura passa anche dallo storytelling delle opere

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di Alessandro Riccini Ricci – Il Sole 24 Ore 8 novembre

Museo digitaleIl Museo sembra essere il centro di un momento di fortunato interesse investito dalle opportunità offerte dalla cultura digitale. La nomina, durante l’estate, dei nuovi direttori a capo dei 20 grandi musei italiani da parte del ministro Dario Franceschini ha aperto un processo di potenziale dinamicità del comparto museale.

Il museo torna alle sue origini: un laboratorio culturale al centro di una serie di altri “luoghi” come teatri, scuole, giardini. Qual è la sfida che i musei italiani devono affrontare di fronte alle nuove opportunità che la cultura digitale ci offre? Cosa è e cosa potrebbe diventare il museo in Italia? In questi giorni il Mibact (ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo) sta lanciando il progetto Mud, Musei digitali. Mentre al Maxxi si è svolto Digital Think –in. In tutte e due i casi si è parlato, ragionato, progettato il Museo contemporaneo e digitale.

Intanto alcuni dati ci dicono che tanta strada deve essere ancora fatta. Sia in termini di alfabetizzazione di base o addirittura di ingresso nel mondo della rete da parte di una gran parte dei musei. Infatti su circa 320 musei statali, solo 140 hanno un sito. E la gran parte di questi ha più di 5 anni, risultando spesso obsoleti sia tecnologicamente che concettualmente.

Prima sfida è dunque il portare in rete, nel mondo dei social il sistema dandogli una coerenza e degli strumenti base (siti, app, profili social, …) coordinati. Il governo sembra credere strategicamente nel digitale e sono alle porte nuovi investimenti. Il sistema museale italiano avrà delle linee guida di riferimento a cui i vari website dovranno far riferimento per essere smart. Si riuscirà a recuperare questo gap? Questo è quello che il progetto Mud del Mibact si prefigge.

La seconda sfida è quella di far entrare il digitale nel museo come un’attitudine, come un modo di essere. Non solo una voce di budget. Non solo un atto tecnico. Il digitale è oggi molto di più per il museo. È una potenziale nuova pelle. Un nuovo ecosistema nel quale immergere l’arte e il nostro patrimonio.

Il Moma di New York, ad esempio, ha una task force che ha completamente ridisegnato il suo sistema di siti, di app e dei social creando attività collegate negli spazi del museo (una vera e propria attività di gamification) che innesca un efficace sistema di coinvolgimento delle persone, attivi protagonisti della visita. Tra le persone coinvolte in questo progetto anche una italiana, Chiara Bernasconi, che ci spiega come la semplicità sia la chiave base per rendere l’esperienza del museo coinvolgente ed emozionante. Attivi da alcuni anni in questo settore, il Moma ha festeggiato da poco il milione di follwers in Instagram. Un bel successo per il museo.

Uno degli aspetti più interessanti di questo progetto è che il social media team fa parte del dipartimento Cultura, è cioè al servizio delle opere, del contenuto, del racconto del museo.

E sono proprio il racconto, le emozioni, lo storytelling che diventano strategici oggi. Il museo è fatto delle storie affascinanti e avventurose delle opere e delle loro peripezie nel corso dei secoli, dei loro autori, della loro conservazione fatta a volte con metodi affascinanti e fantascientifici. Ed è fatto delle storie, delle emozioni del visitatore immerso in questo mondo. Raccontare tutto ciò, condividere, partecipare è un valore essenziale che anima il museo.

Inoltre intorno a questo “luogo” si sta creando un’interessante sistema di imprese creative innovative. Che si stanno interfacciando con il nostro patrimonio creando uno scenario nuovo e dinamico. Spesso non solo finalizzato a sezioni “commerciali” come il merchandising dove attraverso la stampa 3d si possono ricreare modelli delle opere. Ma anche progetti di accessibilità attarverso percorsi tattili, audio racconti, servizi e progetti online per chi non può recarsi nei musei.

Entriamo in un una nuova era, quello delle digital humanities. Che cosa nasce dall’incontro tra la nostra cultura umanistica e la cultura tecnologica? Questa è la nuova avventurosa storia che vorremmo raccontare nei prossimi mesi: da luogo della conservazione a luogo dell’innovazione.

 

 

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