Piu’ comuni e piu’ coinvolgimento degli stessi nei piani dello sviluppo del territorio

Tempo di lettura: 2 minuti

Nella conferenza stampa, organizzata oggi da Anciveneto a Selvazzano Dentro, sono state illustrate le richieste inviate alla Regione per il Piano di sviluppo rurale 2014-2020.

 

La Regione Veneto è in procinto di approvare i Programmi regionali 2014 – 2020, finanziati con quasi 2,5 miliardi di euro provenienti dalla Comunità Europea, che sosterranno le strategie di sviluppo che la Regione stessa intende attivare nei prossimi sette anni.

Si tratta, quindi, di una programmazione importante, che deve rendere operative le tre strategie di crescita individuate dall’Unione Europea rilanciando l’economia e la coesione sociale, nonché il rinnovamento delle Pubbliche Amministrazioni. E’ questa una sfida che i Sindaci veneti vogliono cogliere e sostenere. Per questo, ritenendo che la Regione del Veneto non possa perdere questa opportunità o sottovalutarne la portata, Anciveneto ha inviato un documento al Consiglio regionale approvato al Direttivo del 4 giugno; i suoi contenuti sono stati spiegati alla conferenza stampa di oggi, nella sede di Selvazzano Dentro (Pd).

Nel documento l’Associazione dei Comuni Veneti sollecita Palazzo Ferro Fini (e Palazzo Balbi) a inserire all’interno dei Programmi 2014–2020:

-un reale decentramento delle risorse, riconoscendo ai territori maggiore responsabilità nonché i fondi necessari per individuare e sostenere le azioni più idonee per lo sviluppo locale;

-la possibilità, prevista anche dai Regolamenti Comunitari, che i territori organizzati accedano ai diversi fondi strutturali (FEASR, FESR, FSE, FEAMP ove previsto) messi a disposizione dall’Unione Europea per sostenere la loro stessa strategia integrata di sviluppo locale;

-di confermare la positiva esperienza di sviluppo locale di tipo partecipativo, affidata con l’attuale programmazione ai cosiddetti Gruppi di Azione Locale (GAL); nei sei anni dal 2007 al 2013 questo tipo di programmazione ha interessato direttamente ben 378 Comuni del Veneto su 581. L’Anciveneto chiede pertanto di mantenere se non di rafforzare il loro ruolo di attori dello sviluppo locale, evitando una riduzione delle aree su cui attualmente questi operano e, conseguentemente, della popolazione interessata, come invece proposto nei documenti della Regione.

«I Gal sono un ottimo esempio di interazione tra pubblico e privato –ha spiegato all’incontro il coordinatore dei Gal veneti Eugenio Zaggia- Sarebbe un peccato attivarli solo per le aree speciali come il Polesine e la montagna e trascurare il resto del territorio regionale».

 

Gli ha fatto eco il presidente uscente di Anciveneto Giorgio Dal Negro: «Come Anci regionale siamo sempre stati contro gli enti inutili, ma non è assolutamente il caso del Gal. E’ una forma concreta di decentramento che può e deve portare i propri frutti a più municipalità possibili».

Mentre il vicepresidente di Anciveneto Pier Antonio Tomasi e la presidente facente funzioni (prima vicepresidente vicario) Maria Rita Busetti hanno confermato l’impegno in Regione: «Continueremo a farlo presente negli uffici e organi regionali competenti».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Gentilmente scrivi le lettere di questa immagine captcha nella casella di input

Please type the characters of this captcha image in the input box

Accetto la Privacy Policy