Le imprese scommettono sulla ricerca interna

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Innovazione. Secondo i dati Airi la tendenza ha riguardato soprattutto le apparecchiature meccaniche, le auto e l’elettronica

Per reagire alla crisi gli investimenti «intra-muros» sono aumentati del 23% dal 2007 a oggi

Chiara Bussi – Il Sole 24 Ore 8 febbraio

Investimenti interniSempre più «dentro le mura», con addetti e attrezzature dedicate. Per sopravvivere alla crisi e cercare la svolta le imprese hanno aumentato la spesa in Ricerca e Sviluppo al loro interno, «intra-muros», appunto, come viene definita utilizzando il latino. Lo rivela la fotografia scattata dall’Airi, l’Associazione italiana per la ricerca industriale sulla base dei dati Istat: nel 2015 gli investimenti in innovazione sono cresciuti dell’1% rispetto al 2014, ma il balzo è stato del 23% dal 2007 ad oggi, passando da 9,4 a 11,7 miliardi, un livello mai raggiunto finora che rappresenta il 58% del totale della spesa in R&S (pubblica e privata) in Italia. «La crisi – sottolinea il presidente dell’Airi Renato Ugo – è stata pesante e ha eroso il 20% della struttura industriale. Chi è riuscito a sopravvivere ha giocato in casa e ha puntato sulle tecnologie più avanzate per restare a galla e svoltare, proprio mentre la spesa pubblica ha iniziato a diminuire». Quest’ultima ha infatti registrato un tonfo di circa il 18% dall’inizio della crisi ad oggi, mentre la spesa extra-muros, cioè quella affidata ad altre aziende, enti di ricerca pubblici o privati o Università è diminuita di circa il 6 per cento.

A trainare gli investimenti all’interno delle aziende è stato il settore manifatturiero che da solo rappresenta il 70% circa della spesa in R&S considerata. La tendenza, secondo le stime elaborate sulla base delle previsioni fornite dalle imprese, ha riguardato soprattutto i settori della fabbricazione di autoveicoli (che ha raggiunto una spesa in innovazione a quota 1,6 miliardi), di pc, prodotti di elettronica e ottica (1,3 miliardi circa) e di macchinari e attrezzature meccaniche (1,4 miliardi). Ma anche il farmaceutico e i servizi di informazione e comunicazione. Lo sprint della ricerca industriale resta però circoscritto in alcune regioni: i due terzi degli investimenti vengono realizzati al Nord, con la Lombardia in testa (27% del totale), seguita da Piemonte (17%) ed Emilia-Romagna (14 per cento). Al Centro la spesa si ferma invece al 16%, mentre è al 9% nel Mezzogiorno.

Non sorprende inoltre che le più propense ad aumentare la spesa in R&S siano state finora le imprese più grandi: il 62% degli investimenti sono stati infatti realizzati da aziende con oltre 500 dipendenti. Il fenomeno, tuttavia, sta iniziando a prendere piede anche tra le aziende più piccole, se si pensa che il 10% della spesa è stata realizzata da imprese con meno di 50 dipendenti.

Un’ulteriore accelerazione potrebbe arrivare anche in futuro con il patent box, l’agevolazione fiscale che prevede uno sconto d’imposta di una quota di reddito derivante dall’utilizzo di opere di ingegno, brevetti industriali, marchi di impresa, disegni e modelli, che è diventata pienamente operativa da alcune settimane. Secondo Ugo questo strumento potrebbe essere «il volàno ideale, a patto che la misura non venga imbrigliata dall’eccessiva burocrazia».

La distanza con gli altri big europei resta però ampia. Basti pensare che in Italia la spesa in R&S vale l’1,29% del Pil contro il 2,84% della Germania e il 2,35 circa della Francia. Lo dimostra anche l’ultima classifica elaborata dalla Commissione Ue: tra le 2.500 imprese a livello mondiale che si distinguono per l’attenzione alla Ricerca e Sviluppo solo 32 sono italiane. Per la Germania ne vengono invece citate 136, mentre 135 sono britanniche e 86 francesi.

Il problema non è solo di quantità, ma anche di qualità, con l’esigenza di promuovere un’innovazione responsabile. Il dibattito, che fino a quel momento riguardava le grandi aziende di alcuni settori specifici, è emerso durante il semestre della Presidenza di turno italiana nella Ue nel novembre 2014. Nel febbraio 2015 l’Airi e il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) hanno siglato un Accordo quadro per razionalizzare le diverse esperienze per un utilizzo più efficace delle risorse dedicato allo sviluppo dei processi di R&D, anche nell’ambito della programmazione europea Horizon 2020, il programma europeo che finanzia l’innovazione. Per raggiungere questi obiettivi è stato creato un tavolo tecnico composto da rappresentanti del sistema pubblico e privato che ha individuato una serie di aree di intervento, come la necessità di incentivi per le imprese responsabili o interventi sulla formazione dei ricercatori.

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